Posted by: engelsblick | Maggio 18, 2008

non ancora…

Se è questo

se questo battito incerto e timoroso - se la paura del passato più recente, delle speranze disattese sa mischiarsi con una fragile euforia, che ha voglia di ottimismo. 

Se è questo il tremito che unisce e fonde, se è questo il sospiro che sa ridare sapore alle cose - se sono queste le sue note, le sue parole. 

Se è questo che fa girare questo nostro mondo - 

se è questo quel sogno che mi spinge per le vie e per i giorni - che mi fa piangere, che mi fa ridere - se è questo, questi occhi, questa voce, queste lettere e queste frasi - se è tutto questo… allora sì, allora sì… 

davvero.

 

Posted by: engelsblick | Maggio 18, 2008

Sei cose che amo fare…

Ho ricevuto questo invito da Michelangelo (micheblog.wordpress.com). E’ un gioco simpatico: aiuta a focalizzare l’attenzione su cosa veramente amiamo, anche le cose più semplici.

Si tratta di scrivere  le 6 cose che ci piacciono…

Ecco le mie:

 

Mi piace scrivere,
Mi piace scoprire il mondo che si cela nel cuore delle persone
pregare,
baciare,
camminare ascoltando la musica del mio ipod
mi piace la filosofia

 

Ora cedo il testimone a….

DiemmeElle, Pan, DonmoEma, Gio

 

Le regole sono semplici:

Indicare il blog che vi ha nominato con annesso link
Descrivere le regole di svolgimento
Scrivere 6 cose che si preferisce fare
Nominare altri 6 blog tramite i quali dovrebbe proseguire il meme
Lasciare un commento su tutti e 6 i blog appena citati
 

… Senza uscita, prigioniera di me stessa.

Posted by: engelsblick | Maggio 17, 2008

Tre anni dopo

Ciao, papà.

 

Posted by: engelsblick | Maggio 15, 2008

esiste qualcosa che dura?

Dio.

Posted by: engelsblick | Maggio 15, 2008

Posted by: engelsblick | Maggio 11, 2008

Carnevale delle Culture

 

Oggi Berlino festeggia il Carnevale delle culture. Il che significa che da questa mattina fin dentro l’angolo più riposto della mia casa entra il vociare frizzante ed allegro della gente per strada e la musica delle piazze e delle vie attorno; lungo Gneisenaustrasse carri agghindati di colori e musica sfilano rumorosi, urlano gioia di vita, suonano le tradizioni e le lingue più svariate, mentre la gente, accaldata per l’imprevisto sole estivo degli ultimi giorni, si accalca lungo i marciapiedi e batte  le mani, ridendo, nel vedere passare la parata variopinta, quasi ubriaca.

Tutt’attorno, fino ad eliminare il più piccolo spazio rimasto libero, bancarelle fumanti di Bratwurst o specialità turche, chioschi gialli e verdi che propongono i più letali cocktail  brasiliani. Nell’aria l’odore della cucina orientale si mischia a quello dei piatti tedeschi, e il cielo è permeato di vociare, vociare e ancora vociare.

E per quanto oggi io non sia di ottimo umore - per quanto, dopo un timido tentativo di qualche ora fa, non vada ad imbucarmi nella folla, ma mi limiti a far scivolare dentro casa la vita che scorre fuori - non posso fare a meno di pensare che le diversità, la ricchezza di storia e di esperienze, la disitanza di opinioni e religione non possono mettere a tacere quel desiderio profondo, quell’anelito impossibile da soffocare che ci legato tutti - perchè tutti siamo esseri umani, e tutti, da chi ride a chi protesta fino alla morte contro l’ingustizia di un destino non sempre decifrabile, tutti amiamo la vita, la portiamo dentro e, soprattutto, la condividiamo.

 

Oggi è anche il giorno della Pentecoste. Oggi, chi crede, ricorda il dono delle lingue agli Apostoli, che lo Spirito ha reso capaci di comunicare con tutti - e, soprattutto, di ascoltare e comprendere tutti.

Non so, ma ritrovo una insospettata continuità tra queste due ricorrenze così diverse, in una strana e un po’ pigra domenica di Maggio.

Posted by: engelsblick | Maggio 3, 2008

E, tutt’attorno, silenzio.

Ci sono dei momenti che attraversano il tempo. Che vi ritagliano uno spazio immobile - eterno.

Ci sono istanti che sanno di musica e silenzio. In cui il sole sembra fisso all’ora del tramonto, mentre la sua luce calda scivola, dolcissima, intorno alle cose e le tinge di morbide tonalità d’arancio e di rosa.
Ci sono attimi sospesi in cui l’aria sembra sospirare con te, in cui, attraverso la sua trasparenza ti pare di scorgere una segreta, inconfessabile meraviglia senza nome.
Le dimensioni dell’abituale, allora, si bloccano, si dissolvono come nebbia al mattino, quando i primi raggi fendono l’aria tinta di bianco e insinuano tra le cose un nuovo calore.
Non ha nome, non ha odore - non un suono che lo possa indicare.
E tuttavia è pieno, ricco e traboccante - Un frutto turgido di succo e polpa.

Quell’attimo rimane fisso, allora, nella memoria senza tempo- nel vuoto, addirittura, delle giornate sciape trascorse lontano.

Vi rimane, nitida calda, l’immagine invasa di sole, di un pigro pomeriggio romano.
I suoi ricci neri tra le dita.
E, tutt’attorno, silenzio.

 

 

 

 

Posted by: engelsblick | Aprile 20, 2008

A D.

 

I miei pensieri, oggi, esigono una penna.

E scriverò a mano, allora, prima di incidere queste parole su di una parete di pixel. Perché la mia mano, oggi, freme, anela a scorrere sulla carta.

Una lettera, quindi, di quelle che non si scrivono più. Di quelle che forse solo tu, ancora, sai scrivere.

Riemergo dai sogni degli ultimi giorni - intensi seppur confusi - densi, quasi carnali - eppure innocenti, puri di una purezza rara e preziosa. Desueta, anch’essa, proprio come le lettere, appunto.

Tempi troppo lunghi, profondità troppo insondabili per trovare ancora spazio in questa frenesia che ci risucchia e assorbe, ormai, come marionette nelle mani di un regista distratto, su di un palco troppo freddo.

I sogni, dunque, i pensieri aggrovigliati in nebbie mai del tutto dissolte.

Questa foschia che confonde i contorni, i lineamenti delle cose, delle persone e dei sentimenti.

Un alone che rende tutto quasi impalpabile, e tuttavia ancora più intenso e toccante.

Quell’alone che avvolge te, in questa mia vita - nei miei spazi. in cui ancora non so collocarti.

Improvviso, inaspettato. Arrivato troppo presto. O forse troppo tardi.

Ciò che hai saputo creare in pochi giorni rubati allo scorrere degli eventi, quello che hai saputo realizzare è una magia dolcissima, ma dallo strano retrogusto amaro.

L’amarezza di chi teme e non sa accettare.

Di chi ha la sensazione di aver ricevuto un dono troppo tardi - o forse con insospettato anticipo. Di chi si sente impreparato e incapace di ricambiare. Ma desideroso di dare, comunque, a piene mani e a cuore aperto.

Eccola, dunque, la mia nebbiosa confusione.

Il fremito, il turbamento di una me impreparata, che fatica a guardare con fiducia quei lineamenti emergere dalla nebbia e farsi, piano piano, sempre più nitidi.

Eppure li vedo - posso negarlo, voltarmi. Scambiarli di proposito per illusori miraggi. Ma li vedo.

Così, il battito leggermente accelerato, il brivido che mi scorre sottopelle , il sussulto che scuote il respiro… e le lacrime, ostinate, tenute a freno dietro alle palpebre e che tuttavia spingono, brucianti, per affiorare.

Tutto, tutto fa spazio ad una figura ormai ben nota. E quel velo che infondo sono io stessa a stendere può a mala pena mascherare al mio cuore quell’unica verità che a stento riesco a sussurrare a me stessa. Quella verità che ha il sapore del sogno e del desiderio - repressi, schiacciati sul fondo di me stessa, e tuttavia così impellenti.

Quella verità che non so - non voglio pronunciare e che avrei voluto scrivere oggi, ma che ora, ora che sono giunta fin qui, alla fine di queste righe - no, ancora non so scrivere….

L’accennerò appena, allora, con rispetto e paura.

La sussurrerò. La sospirerò.

Forse il tempo mi darà la forza di dirla, un giorno, con la chiarezza che merita.

 

D., io ti…

 

 

Posted by: engelsblick | Aprile 18, 2008

Sì, tremo

 

Così, eccomi, faccia a faccia con te.

A fare i conti con questo tu che, imporvviso, senza neanche farsi annunciare, mi si è piazzato davanti. 

Stabile, fermo, davanti a me.

Tu.

Chi sei? Cosa vuoi?

Tremo nel chiedermelo. Ma tremo anche solo nel pensarti. Tremo quando mi tocchi, e quando penso alle tue carezze. Tremo, nel profondo di me stessa, quando sospiro i tuoi abbracci.

Sì, tremo.

In queste ore distanti, scavate dai chilometri, che ci tengono lontani; in questo tuo silenzio prolungato, inatteso come il frastuono con cui invece hai travolto la mia vita.

Un silenzio che avrei anche desiderato, prima.

E ora, ora che taci, la tua assenza mi incide dell’anima una fastidiosa maliconia, uno struggersi che non vuole riconoscersi, che non si accetta - si rifiuta a se stesso, che non ammette di dirsi, quanto, ora che taci, ho bisogno di te. Dei minuti pieni di te. Dell’aria piena di te.

Tremo. Perchè questa nostalgia si presenta senza invito.

Si siede con me, in questa stanza, senza che le abbia dato il benvenuto. Senza che le porgessi la sedia.

Comoda, nostalgia? Comoda anche tu, silenziosa paura, accovacciata nei miei angoli?

No, non chiama. Non scrive.

Il vuoto che mi spalanca nel cuore mi disorienta.

Non chiami, non scrivi.

 

Anche tu, dunque?

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