
I miei pensieri, oggi, esigono una penna.
E scriverò a mano, allora, prima di incidere queste parole su di una parete di pixel. Perché la mia mano, oggi, freme, anela a scorrere sulla carta.
Una lettera, quindi, di quelle che non si scrivono più. Di quelle che forse solo tu, ancora, sai scrivere.
Riemergo dai sogni degli ultimi giorni - intensi seppur confusi - densi, quasi carnali - eppure innocenti, puri di una purezza rara e preziosa. Desueta, anch’essa, proprio come le lettere, appunto.
Tempi troppo lunghi, profondità troppo insondabili per trovare ancora spazio in questa frenesia che ci risucchia e assorbe, ormai, come marionette nelle mani di un regista distratto, su di un palco troppo freddo.
I sogni, dunque, i pensieri aggrovigliati in nebbie mai del tutto dissolte.
Questa foschia che confonde i contorni, i lineamenti delle cose, delle persone e dei sentimenti.
Un alone che rende tutto quasi impalpabile, e tuttavia ancora più intenso e toccante.
Quell’alone che avvolge te, in questa mia vita - nei miei spazi. in cui ancora non so collocarti.
Improvviso, inaspettato. Arrivato troppo presto. O forse troppo tardi.
Ciò che hai saputo creare in pochi giorni rubati allo scorrere degli eventi, quello che hai saputo realizzare è una magia dolcissima, ma dallo strano retrogusto amaro.
L’amarezza di chi teme e non sa accettare.
Di chi ha la sensazione di aver ricevuto un dono troppo tardi - o forse con insospettato anticipo. Di chi si sente impreparato e incapace di ricambiare. Ma desideroso di dare, comunque, a piene mani e a cuore aperto.
Eccola, dunque, la mia nebbiosa confusione.
Il fremito, il turbamento di una me impreparata, che fatica a guardare con fiducia quei lineamenti emergere dalla nebbia e farsi, piano piano, sempre più nitidi.
Eppure li vedo - posso negarlo, voltarmi. Scambiarli di proposito per illusori miraggi. Ma li vedo.
Così, il battito leggermente accelerato, il brivido che mi scorre sottopelle , il sussulto che scuote il respiro… e le lacrime, ostinate, tenute a freno dietro alle palpebre e che tuttavia spingono, brucianti, per affiorare.
Tutto, tutto fa spazio ad una figura ormai ben nota. E quel velo che infondo sono io stessa a stendere può a mala pena mascherare al mio cuore quell’unica verità che a stento riesco a sussurrare a me stessa. Quella verità che ha il sapore del sogno e del desiderio - repressi, schiacciati sul fondo di me stessa, e tuttavia così impellenti.
Quella verità che non so - non voglio pronunciare e che avrei voluto scrivere oggi, ma che ora, ora che sono giunta fin qui, alla fine di queste righe - no, ancora non so scrivere….
L’accennerò appena, allora, con rispetto e paura.
La sussurrerò. La sospirerò.
Forse il tempo mi darà la forza di dirla, un giorno, con la chiarezza che merita.
D., io ti…