Mi riprendo ciò che è mio

Questo Post, che pubblico qui di seguito, aveva già fatto la sua comparsa in questo blog.
Ed è stato l’origine di una serie di reazioni a catena il cui risultato è stato un ennessimo rimestamento e rovesciamento della mia vita. Sul momento, il dolore, la ferita che mi era stata inferta mi hanno portato a cancellare questo Post.
Nei mesi seguenti ho dovuto fare i conti con il male che da quel giorno, da quegli eventi è scaturito. Il reiterarsi di un incubo – un abbandono che non esito a chiamare feroce – proprio da parte di chi mi aveva promesso, mi aveva giurato, che, lui no, non lo avrebbe fatto.
Mi sono sentita sporca, cattiva, sbagliata.
Ancora, di tanto in tanto mi sento così.
Ma ora è passato del tempo. Ora posso riguardare indietro con più lucidità e serenità. Ora mi riprendo ciò che è mio.
E tutto quello che quel mio Post significa, per me.
Lo lascio qui, a icona di una me stessa che rivendica il suo diritto ad amare, a vivere e ad essere, così come è.
A chi non dovesse andar bene, non posso far altro che indicare la porta.

 

 

 

Ti ho visto

Ti ho visto.
Dopo tanto tempo… eri lì. Poco più di un passo. Di spalle. Assorto. Forse. Perchè verso di lei ti giravi, sorridendo. Scherzando.
Riconosco quel modo di sollevare le spalle. Di guardare di sotto in su, ironico.
Ti ho riconosciuto di spalle. I capelli. Forse il cappuccio del giubbotto blu. O forse la sottile stanghetta degli occhiali, poggiati tra
lʼorecchio e i radi ciuffi brizzolati.
Con sorpresa ho ritrovato di una familiarità insospettato il modo stesso con cui te ne stavi in piedi, a guardare dritto davanti a
te. Di tanto in tanto sollevavi lo sguardo: e anche in quel movimento del capo ho riscoperto un gesto così noto, così impresso
nella memoria. Non lo ricordavo, forse non lʼho mai neppure saputo quanto conoscevo i tuoi movimenti, il tuo stare in silenzio, il
tuo sguardo piccolo ma penetrante…
Ero dietro di te. Poco meno di un passo. Lo ripeto, perchè quei pochi centimetri hanno tracciato, oggi, una distanza incolmabile.
Giorni, parole, sgarbi, frasi di cui mi vergogno, pensieri incoffessabili: erano tutti lì, terribilmente presenti, impenetrabili, in quel
poco spazio che era un abisso.
E ho pensato di amarti.
Tremo, nel dirlo a me stessa.
Mi dico che è un amore strano e ingiusto. Una favola proibita.
Mi arrabbio contro di esso – non mi voglio arrendere allʼidea di esserne ancora e di nuovo prigioniera – di un miraggio, di un “no”
da sempre saputo, di unʼimpossibilità da sempre ammessa e rispettata.
Che sentimento è dunque questo? Questa gioia nel vederti sano, vivo, esistente, mista a una dolorosissima malinconia,
rispettosa, capace di far finta di nulla, capace di rimanermene a quel passo di distanza per più di unʼora senza neanche sfiorarti
quellʼadorata spalla, per farti sentire che cʼero.
Che amore è questo? Questo, che desidera odiare, che cerca di nuovo il rancore e non lo trova – che si placa addirittura, beato
del fatto che semplicemente ci sei. Che soffre nel non aver bisogno di altro. Nel potersene andare senza neanche essersi
salutati.
Non mi hai visto – credo. Per un attimo, fremente, mi sono raccolta tutta protesa verso la fuggevole possibilità di un incontro.
Niente. Non mi hai visto – o se mi hai visto, eri già oltre.
Ancora una volta, impenetrabile.
Che amore è mai questo? Questo errore già condannato – questo capriccio mai soddisfatto e tuttavia già punito?
Che amore è mai questo?
Eri di spalle. Di spalle ti ricorderò.

Risposte

  1. Bene. La prossima volta invece di cancellarlo rendilo privato così, quando lo recuperi, recuperi anche i commenti di noi poveri lettori miseri e tapini che con tanto affetto e zelo avevano lasciato il proprio contributo.

    *** Ma la cosa più importante, è che tu abbia recuperato te stessa, e superato quel dolore ***

  2. Hai ragione, fanciulla, è che quando l’ho cancellato è stato per una strana voglia di annichilimento che mi aveva presa… I commenti di voi affezionatissimi li porto nel cuore – perchè il vostro affetto e zelo mi è davvero caro!

    Spero tu stia meglio oggi, Diemme!

  3. Cosa vedono le mie pupille…

    Adesso non ricordo cosa ti avevo scritto come commento, ma devo confessarti che questo post mi era piaciuto molto, forse perchè meno introspettivo, non lo so, un pezzetto di vita nel quale potersi ritrovare…

    *** Ti ho scritto una e-mail. ***

  4. Ho letto e risposto alla mail Arthur!

    Beh, sono contenta che apprezzi questo post, nel bene e nel male gli sono legata – ed è stato per me importante pubblicarlo di nuovo.

    Non lascerò mai più che nessuno, NESSUNO, mi dica quali pezzi della mia vita tenere e quali no!

  5. Ginevra è un attimino gelosa… ma solo un attimino… un ciccinino, come direbbe un amico mio…

    *** Ma perché non siamo in otto? Forse manca Lancillotto? ***

  6. Eccomi, mia Ginevra, sono alfine a te giunto. Sei un attimino gelosa? Come si intitola il post? “Mi riprendo ciò che è mio”… therefore, dear Guinevere, be consistent with the post, and regain what belongs to you!

    *** A Gine’, aripijate Artù ***

  7. Niente, a questo punto che personaggio posso fare io…?

    Va bene Mago Merlino? Di lui non c’è da essere gelosi….

    ***forse solo invidiosi dei suoi poteri!***

  8. LAncillotto, Lancillotto, non mi è nuovo ’sto nome, ma chi è ’sto pesce a brodetto?

  9. Cara nipote splendido angelo….
    un segreto dal cuore mi sale…
    oggi si festeggia il compleanno dell’adorata figlia della nostra cara diemme…
    ***ma niente proprioniente io ti dissi***
    smack

  10. Grazie, zietta… ho provveduto…

  11. Zietta ..non vede l’ora di conoscerti..
    a domani cucciola e passa una buona giornata!!!


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