Pubblicato da: engelsblick | dicembre 25, 2010

Ecco qua: Santo Natale!

Ok, è Natale… dovrei essere tutta trepidante di spirito e Grazia… O almeno, in quanto Cristiana, o sedicente tale, dovrei, potrei, vorrei sentirmi così. Stanotte invece, che me ne sto a casa DA SOLA, ad aspettare la giornata del 25, strazio degli strazi, che incombe su queste ore rubate al sonno, vorrei solo che finisse tutto qui, buio, basta, nessuna altra giornata, nessun’altra fatica, nessun progetto che si tramuterà in fallimento, nessun sogno che si rivelerà illusione, nessuna speranza che da buona romana potrei tranquillamente battezzare: “inculata”.

Ora, ditemi voi. Ti accadono delle disgrazie. Va bene, a tutti accadono. Te le cucchi, ti rimbocchi le maniche, ti metti in discussione e vai avanti. E quindi papà muore, mia madre impazzisce, hai a che fare con avvocati e quant’altro ma alla fine, in qualche modo ne esci. Nel frattempo studi come una matta: tuo padre muore tra le braccia di tua madre e due mesi dopo sei laureata con lode. Va bene: ho fatto metà del mio dovere. Vivo in un paese di merda, per cui lavoro non ce n’è. Mi si dirà: eh, pure tu, hai studiato filosofia. E infatti, hanno capito tutto quegli ingegneri ed economisti che stanno mandando a puttane il pianeta. Io ho provato ad elevarmi un po’ più su. Manco per niente. Arranchi, perchè spazio per te non ce n’è.

Ti affidi ad una persona che ti si offre come spalla, un sacerdote, giovane e dalla mentalità aperta, che dopo un annetto ti manda a cagare per motivi non meglio intesi. E ti lascia culo a terra. Ma tu continui a dirti che sei fortunata, perchè è vero che fai un dottorato a due lire senza prospettive, è vero che tuo padre non c’è più e tua madre è alcolizzata, è vero che una persona a cui avevi affidato tanta parte di te ti ha mollato in mezzo ad una strada tipo cane abbandonato sul raccordo, però hai accanto un ragazzo che ti ama con cui progetti di sposarti.

Manco per niente: tipo altri 6 mesi e quello ti molla, dall’oggi al domani. E oggi convive felice e contento con una stronza che è laureata in lettere e però un lavoro ce l’ha, ed è pure figa.

Nel frattempo le tue amiche si sposano e figliano.

Ma tu vai avanti, forza e coraggio. Lavori qua e là, finisci il dottorato. Ti impegni in una nuova realtà parrocchiale, visto che quella precedente ti ha rifilato la fregatura, e hai il coraggio di iniziare una nuova storia, con uno dei membri di quella realtà.

Dopo di che, chi ti aveva promesso un lavoro a cui tenevi ti manda sonoramente a fanculo, con la scusa della crisi, tu vai avanti e finisci il dottorato: ma c’è berlusconi al governo, per cui graduatorie nelle scuole chiuse e prospettive accademiche pari a zero. Va bene, vai avanti. Nel frattempo ti accorgi che la storia che hai non è quella giusta per te, e con il cuore a pezzi la devi chiudere, rinunciando così a tutta una realtà, quella della tua parrocchia, dove credevi di aver trovato ristoro, e che ti si mostra per quello che è: un posto in cui non c’è più spazio per te. Va bene, vai avanti. Inizi un lavoro, carino, per carità, ma sei sottopagata e in nero, perchè, guarda un po’, è un lavoro che ha a che fare con la cultura e l’arte, e berlusconi è sempre al governo… tirate le somme.

Nel frattempo una tua cara amica – ovviamente posto fisso – ti avvisa che è al 4° mese di gravidanza. Un’altra ti invita al suo matrimonio: che cara!

Sintesi: lavoro non c’è. Tu hai iniziato una nuova storia, ma ovviamente sei terrorizzata – e lo è anche lui, perchè, poveraccio, è un altro a cui la vita ha dato mazzate non da poco e quindi, chiaramente, ha le sue giustissime remore.

Arriva l’ennesima vigilia di Natale. Ti ritrovi a casa di amici di famiglia, con la solita nonna di turno che chiede: “ma tuo marito dov’è?” e il giovane rampollo di casa con la sua quasi consorte, tutti felici e, ovviamente, ingegneri, per cui lavoro e soldi a palate. “E tu ora che fai?”. Ti chiedono.

 

… E che faccio? Arranco: vita di merda. “Ma del resto, se la gente studiasse ingegneria, invece di queste materie umanistiche, non avrebbe tutti sti problemi” – bravi coglioni, e infatti, mandatelo avanti voi sto mondo che avete ridotto ad un mercato che si regge di calcoli, del tutto privo di anima. Scusate se non associo a questo massacro.

Ecco qua: Santo Natale!


Risposte

  1. Beh, diciamo che il Natale dovrebbe essere le festa dei poveri disgraziati, che sono quelli che hanno più bisogno di Lui.

    Ora guardiamo avanti, che io alle vite da Mulino Bianco che tu dici di vedere attorno a Te non ci ho mai creduto, e per quanto riguarda quel povero sacerdote… lo sai come la penso, che l’amore universale e sacerdotale che ti portava ha cambiato forma, e lui non ha potuto far altro che fuggire: non ti pare normale?

    Passa una buona giornata, io dovrei stare a casa, visto che sono ammalata, ma dovrò trovare la forza per imbacuccarmi e uscire: sciocca sono stata ieri a uscire sotto l’acqua senza ombrello! Era un minuto, mi sono detta “Ora torno su e mi asciugo”, e invece mi sono fregata!

  2. Non saranno vite da mulino bianco: ma tra mulino bianco e il castello della strega cattiva ci sono tutte le gradazioni intermedie… mi basterebbe una di quelle.

    Riguardati

  3. Scusa se mi intrometto…
    Nel dolore della solitudine si coltiva la speranza, si impara a credere nei miracoli ma il mondo sa sempre deluderci con la sua terribile forza. Affaticati e stanchi sopportiamo il peso dei nostri passi e ci stringiamo in una lacrima confidando nel futuro e costringendoci ad andare avanti, perché in fondo è giusto così, perché deve andare così. Inseguiamo le nostre verità e troviamo solo menzogne ed ipocrisia colorate di illusioni e sensi vuoti. Ma allora dov’è tutto lo splendore di questa merda che ci costringono a considerare vita? Lo cerchi a lungo e in profondità nell’anima e ancora vicoli ciechi e spazi cupi. Può davvero la ricerca della felicità renderci così cattivi da rinunciare a noi stessi per paura? semplicemente si. La luce si allontana e perdi ogni senso di umana gioia. Sbagliamo tutto, nel giudizio, nell’amore, nella voglia di crederci. Ogni cosa ci viene incontro con un sorriso ed un coltello in mano. Sentirsi parte di una realtà viva non è facile se dentro di noi vediamo solo lo specchio della morte. Il mondo va a puttane e senza alcuna possibilità, forse distratti, perdiamo l’istinto di sperare nelle nostre stesse forze. Siamo soli, ognuno a modo suo, costretti alla compagnia di chi non ci capisce. Ma in qualche modo piccoli gesti coltivati nella pazienza, nell’impegno, nella rinuncia di ciò che ci ha deluso aprono nuove strade che non avremmo mai pensato di poter percorrere. Il passato ci spaventa molto più del futuro, ed il presente ci scivola dalle mani senza nemmeno usare la cortesia di farsi vivere. Nonostante tutto questo, al di là del dolore, del rancore, della delusione, dobbiamo sforzarci di credere che ci sia una luce che ci attende dentro di noi e farci forza dei momenti in cui questa luce ci ha illuminato anche se per poco. Non conosco il sentiero giusto, credimi, vorrei tanto sapere dove indirizzare il prossimo passo, dove rivolgere il prossimo sospiro, ma nulla concorre alla soluzione. E allora ci vuole forza, pazienza e determinazione. La felicità esiste, tutti la percepiamo o l’abbiamo percepita. Bisogna scegliere, credendo nelle nostre decisioni. Bisogna vivere per imparare ad essere felici. Siamo ad immagine di Dio, perciò la nostra forza non si può esaurire con il tempo. Coraggio e speranza sono le uniche armi che abbiamo per sfidare l’ignoto. Non cedere alla sfida contro la vacua percezione del dolore, non tu, che conosci bene dove può spingersi il cielo e quanto immensa può rivelarsi una piccola anima. Lotta e spera. Il Natale è speranza, il Natale e gioia, il Natale è rinascita. Stringi nel tuo pensiero il senso di questo giorno e prova a viverlo, ce la puoi fare, lo so bene.

    Buon Natale.

    Francesco

  4. Arrivi a un punto in cui la stanchezza e la disillusione sono talmente profonde e laceranti che non te ne fai proprio più nulla del Natale. E ti accorgi che sei il frutto di scelte che ti rendono irrimediabilmente diversa da quella media di cui pure vorresti fare parte. E’ una battaglia che combatto da sempre.
    Niente da fare c’è solo l’oggi: il lavoro da fare e le ore da impegnare. E poi, chissà… i sogni li lascio ai figli di questo mondo. Io, presuntuosamente, posso dire di non fare parte del numero

    • Peccato. Spero che un giorno cambierai idea su te stessa, hai ancora tanto da dare e da fare per e con il mondo. Ritroverai la forza per lottare e sperare, te lo auguro con tutto il cuore. In bocca al lupo!
      Un abbraccio sincero.

      Francesco

  5. cambierò idea quando succederà qualcosa in grado di farmi cambiare idea

    • vedrai che succederà, è questione di pazienza…felice anno nuovo! ;-)

  6. Maddai… se fossero tutti ingegneri, chissà che noia, e senz’altro non riuscirebbero a scrivere la storia della loro vita come una che invece, ha una laurea in filosofia, con dottorato ormai alle spalle e tanta tenerezza nelle ossa e nell’anima, che quando la leggo, mi verrebbe voglia di prendere il primo treno per stringerla forte forte… :-)

    ‘nnagg… !!!

    Ciao Papona, anche se è tanto che non ci sentiamo, non mi sono assolutamente dimenticato di te.

    Ti abbraccio e ti auguro un anno dove finalmente si possa dire: evvabè… va un po’ meglio di prima.

    Ovviamente la felicità a palate.

    Un bacio!

  7. senti, volevo dirti qualcosa … perché gli aspetti (esistenziali) che indichi non mi sono sconosciuti, e … cerca cerca per me, mi sei venuta in mente; tempo fa ho fatto credo uno o due commenti ai tuoi post.
    Dimmi se sei disposta a ricevere una mail.


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