Oggi sono riuscita a trattare male due persone a cui tengo, perché per una volta la mancanza di tatto nei miei confronti ha scatenato in me né dolore, né amarezza… ma solo tanta rabbia…
Scopro dentro di me una sorta di durezza che si spande, che rende di roccia granitica aspetti della mia anima che speravo di saper mantenere vivi e morbidi…
Scorro maniacalmente profili di facebook, infernale forma di dipendenza, paradiso artificiale che stordisce non di allucinazioni, ma di sguardi rapaci sul privato di altri, di cui non vedo nulla se non la serenità di un sorriso imbalsamato in una foto o l’annuncio dell’ennesimo matrimonio che non è il mio.
Guardo la gente vivere, semplicemente, attraverso quelle squallide finestre da cui mi è dato di sbirciare, e vi vedo tracce di una vita che vorrei e che è sempre meno mia.
Ha appena chiuso la porta della mia odiosissima casa qualcuno che era venuto a propormi di poter farmi compagnia, lungo questo viaggio che ormai voglio fare da sola… talmente sola da recidere anche quei pochi legami affettivi che, invece, andrebbero coltivati.
Ma io non voglio più nessuno: non voglio amici, di cui inevitabilmente diffido, non voglio uomini, la cui fiamma mi arderebbe in petto per il solo spazio di un’illusione, non voglio spasimanti, che so essere attratti soltanto da quel qualcosa, nascosto sotto al ventre, che ho in comune con tutte le altre donne. Non voglio complimenti, che rendono ancor meno sopportabile il mio stato attuale… quei “brava e bella” che così poco corrispondono alla mia vita, fatta di un lavoro che non è tale, di amori che durano lo spazio di quattro stagioni, di amicizie lunghe una riga di una chat.
Non voglio più sentirmi dire in cosa sbaglio, ché lo so da sola, e la gente si dovrebbe rendere conto, se mi conosce – ma non lo fa, è troppo faticoso – che non voglio lezioni di vita, ma mani da stringere.
La solitudine diventa ogni giorno più ampia e scura, stesa intorno ad ogni cosa della mia vita ed io mi trascino ormai, mandando al macero valori e convinzioni per le quali, sì, per le quali ora sconto tutte queste sofferenze.
E tornerei indietro, a quell’adolescenza che tanto maledico, per essere una delle tante che passa il suo tempo ad ascoltare brani di cantanti che di talentuoso hanno solo lo sguardo e il pettorale scolpito; a barattare i libri di scuola con le uscite pomeridiane… e poi sceglierei una facoltà che mi aprisse ponti verso un lavoro da poter sbattere in faccia alla gente, adesso. E mi terrei stretta il primo cerebroleso con cui iniziare una storia per farmi ingravidare, per poi costringerlo a sposarmi e poter poi mettere una tacchetta sulla lista delle cose da poter dire di sé. Tutto questo è quello che ho sempre rifiutato e che ora pago al prezzo di questa voragine senza scampo, quando se avessi scelto una sana, comune, umanissima mediocrità, ora, probabilmente, sarei decisamente più felice. O quantomeno meno infelice di quanto io sia adesso.














” non voglio lezioni di vita, ma mani da stringere”.
Parole sacrosante, che sono poi un po’ quello che io ho espresso nel mio post “Aiutare”.
Credo però che il problema di una certa infelicità non sia l’essere eccellenti o mediocri, ma lo stato d’animo con cui viviamo le situazioni.
A me è capitato, a parità di contesto, di essere felice o infelice a seconda di come riuscivo a vedere le cose, e non di come effettivamente erano.
Comunque credimi, infelici per infelici, meglio essere eccellenti.
Da: Diemme su ottobre 14, 2010
alle 7:43 am
macché eccelenza, diemme, io la maledico la mia eccellenza
Da: engelsblick su ottobre 14, 2010
alle 10:52 pm