Inserito da: engelsblick | Settembre 1, 2009

Non hai niente.

E ci sono quelle notti in cui non andresti mai a dormire, che anche scrivere ti dà fastidio. E lo sai che non hai altro se non i tuoi pensieri e le tue parole… e tuttavia ti pesa addosso, con una stizza da far gridare di rabbia, l’inutilità di questo ennesimo sfogo, a distanza di un anno, a piangere ancora le lacrime di sempre. Per un attimo hai toccato il cielo con un dito, hai pensato che tutto fosse possibile. E invece no. Invece no. Sei prigioniera di te stessa e delle tue scelte, dell’inettitudine di non saper cambiare. Avresti bisogno di un aiuto, una guida. Qualcuno che non c’è. Nessuno può vivere per te. La voglia di dare, e questo enorme tappo che ingorga ogni uscita. La voglia di fare, e l’incapacità di dare il via. Hai lavorato tanto. Ti sei interrogata, ti sei smontata e rimontata. Hai messo in discussione tutto. Sei voluta ripartire. Ma dietro di te, ancora, il sospiro di tanti errori e la consapevolezza di dover ripartire da zero, di nuovo. Non ne hai voglia. Questa è la verità. Non ti va. Proprio non ti va. E’ tardi. Il treno è passato e tu lo hai perso. Vorresti vomitare, ma neppure questo ti riesce. O essere qualcun altro, qualcuno che se ne frega di come va a finire. Qualcuno che sta lì a guardare i giorni, senza troppi pensieri. Vorresti scrivere e non lo sai fare. Vorreisti lavorare, darti da fare, e non lo sai fare. Hai pianto la solitudine per aver scelto di impegnarti nelle cose. I tuoi coetanei si divertivano, e tu, in disparte, disprezzata, davi il massimo perchè è così che si fa, è così che si vive. Hai scelto quello che c’era da scegliere, perchè quando è arrivato il momento la sorte ti ha buttato addosso tanto di quel male, ta strapparti ogni brandello di lucidità per poter discernere come avresti voluto. E ora non puoi che piangere il nulla accumulato. Errori, solo errori. Cerchi la speranza nelle pieghe di te stessa. Ma non puoi che odiare ogni singolo tassello di questa stanza colma di libri. Vorresti essere abbastanza forte. Ma sai che non lo sei. Vorresti una parola, un consiglio, una indicazione concreta. Ma non hai niente. Non hai niente. Non hai niente.


Risposte

  1. … e invece hai tutto. Apri gli occhi.
    Ci sono altri treni che stanno passando.
    Tutto scorre, ed anche la tempesta più violenta è destinata a finire.

  2. Se vuoi, posso darti tutto. Se non altro, perché la tua vita l’ho vissuta prima di te e so che significa.

    Oggi, da Sancla, leggevo questa frase riferita a se stessa “A volte sono ancora quella che avrei potuto e non ho voluto (ma ormai non sento più il bisogno di chiedermi scusa per questo).”: credimi, mi ha fatto accapponare la pelle.

    Mi ricordo, studentessa, di quando sentivo Guccini, dire “Chi glielo dice a chi è giovane adesso di quante volte si possa sbagliare, fino al disgusto di ricominciare, perché ogni volta è poi sempre lo stesso”: è la vita, cara Engel, semplicemente la vita, e anche girando un po’ in questa nostra blogosfera ti rendi conto che è così per parecchi di noi, quasi sempre i migliori.

    C’era una mia insegnante di liceo che mi una volta mi disse con una vena di amarezza nella voce “Figlia mia, tu sei troppo intelligente: sarai condannata all’infelicità per eccesso di materia prima”. Non mi fece piacere sentirlo, non fa piacere a un’adolescente sentirsi dire da una persona che e dalla cui labbra pende “Sarai sempre infelice”.

    Beh, è così solo in parte, come l’anatema di Malefica su Aurora, che la condanna a morte, ma poi passa una fata buona e trasforma la maledizione in un sonno di cento anni, alla fine del quale ci sono principe azzurro e tanta felicità. Forse sarai infelice, forse spesso, dovrai metabolizzarlo tutto il fango in cui viviamo, la solitudine, l’ingiustizia, il fallimento, perché solo capire tutto questo farà di te un adulto migliore, una le cui enormi capacità non produrranno saccenza, una che si sporcherà le mani con la povera gente, perché è questo che siamo chiamati a fare, perché devi aiutare il più piccolo dei Suoi fratelli, non il più grande.

    Io ho l’anima straziata, ma sono felice; una parte di me continuerà a urlare fino alla fine dei miei giorni, ma il mio sorriso è reale, e la valutazione della mia vita decisamente positiva: sono una donna fortunata, e sei una donna fortunata, credimi.

  3. Le vostre parole fanno vibrare corde ancora fresche di sangue dentro di me…e nonostante il dolore che posso sono grata per tutto questo!Anche io penso che certe anime per la loro bellezza siano destinate a vederle sempre fresche le ferite degli anni, per il semplice fatto che la loro sensibilità rende tutto molto vivido, passato, presente, aspettative future…A volte servirebbe un po’ più di seria leggerezza, riscoprire la via del corpo della cui saggezza spesso ci dimentichiamo e che ci aiuterebbe ad innescare quel sacro fuoco che ci brucia eternamente dentro e che vedo in te splendere come forse tu non vorrai mai vedere. Non ho saggezza da offrirti ma solo il mio cuore, la mia voce, la mia mano…Qualcosa di buono, qualcosa. Ci sono!

  4. E invece hai te, che non mi sembra poco. E di te hai tutto quel tempo passato a leggere quei libri, passato a studiare, a impegnarti nelle cose, perché è questo in cui tu credi, nel portare avanti la tua vita sapendo di esserne cosciente, consapevole di scelte che alle volte fanno male, ma che nascono dal volersi sempre e a tutti i costi, mettere in discussione e forse è proprio questo il punto focale della questione.

    Mia cara Engel, mia cara papona, non serve sempre chiedersi il perché, sviscerarne i motivi, perché il rischio è di entrarci dentro e perdersi nei meandri delle cose che non hanno risposta, perché accadono e basta. La solitudine che hai pianto, ti ha forgiata così come sei, ma non deve essere l’unica colpevole, perché allora colpevole è anche chi non ha saputo capirti, non ha saputo cogliere nella tua dedizione il desiderio di realizzarti come persona, perché se si crede in qualcosa, bisogna combattere per ottenerlo.

    Credimi, non hai perso nessun treno, perché per ognuno perso, ne arriva un altro che fa tante fermate e che è felice di prenderti a bordo.

    E’ con gli errori che si cresce, è sbattendoci il muso che prima o poi si fa qualcosa per cambiare o perlomeno, cercare di farlo. Lo so che sembra scontato e di una banalità oscena doverlo dire, ma la vita è così e non è certo disperandosi che la si può cambiare.

    E poi, esiste anche un altro modo per vedere e vivere le cose, che è quello di ripercorrere i momenti felici che ci sono stati e che nessuno può toglierti e allora, tra alti e bassi, si va avanti, cercando e alle volte sbagliando, una via da percorrere e, scusa se mi ripeto, credimi, né val sempre la pena.

    Oggi ho saputo una cosa tristissima, una persona che conosco molto da vicino, gli hanno diagnosticato da 1 a cinque anni di vita, per via di un tumore… tu sai che Simona che piango ogni giorno che passa, se ne è andata a 23 anni… tutto questo per dirti che abbiamo, purtroppo, due giorni da stare al mondo e quindi, non serve disperarsi tanto, prendi a piene mani ciò che ti è stato dato o che hai vissuto, il resto, non conta, se oggi piangi, domani senz’altro sorriderai ed io te lo auguro di cuore.

    Ti abbraccio forte forte, sei e rimarrai sempre la mia papona.

  5. @spaziocorrente: sai sempre spronarmi con poche ma incisive parole. Grazie

    @Diemme: core de mamma – sei speciale, lo riconfermi ogni volta, e ogni volta riesco a sentire il tuo abbraccio. Ormai, sei tu, sempre, immancabilmente, la mia mamma ;-)

    @Fantasia: cara amica… non so che dire… e forse c’è già tutto in questa espressione: “cara amica”, ma anche “cara sorella” – e tu lo sai, lo sai, quanto è forte quello che ci lega. Grazie.

    @papone: la gioia di rileggerti, riconoscendo la mia latitanza, una mia prerogativa – chi mi conosce di persona lo sa, ma sa anche che non dimentico e non smetto di voler bene. Grazie delle tue parole. Mi dispiace per l’ennesima prova che stai affrontando… Ci sarebbe molto altro da dire, o forse da sospirare, per i tempi che ci hanno fatto incontrare e che sembrano finiti. L’amarezza con cui lo scrivo, però, non è superiore alla forza dell’affetto con cui ti rispondo ancora. Grazie, papone.


Lascia un commento

La tua risposta:

Categorie