Inserito da: engelsblick | Maggio 26, 2009

Paura

 

 

 

 

Si ferma tutto un attimo. Si ritaglia uno spazio in questo vortice di tempo inquieto; si arrestano i minuti in corsa; si fa silenzio nel frastuono dei giorni e delle emozioni.

Cala la notte, un sonno pesante che non vuole saziarsi e aspetta, mentre la voglia di restar sveglia lotta contro la tenda gonfia delle palpebre stanche.

Tutto sembra ovattato, come una città che un mattino si sveglia d’improvviso innevata, bianca e grigia di nebbia.

E mi sorprendo in questa quiete strana, svuotata di sensazioni forti, mollemente appoggiata su di un tappeto di sospiri.

Guardo immagini impresse nella mente, scolpite infondo agli occhi, nitide e dolci.

Le tengo così, tra i pensieri, sospese ma chiare. Occhi che guardano lontano, un punto che non mi riesce di vedere; un viso proteso verso orizzonti che non so trovare. L’incanto di uno sguardo che posso soltanto osservare da lontano, scostata e in disparte, tremante, forse, intimidita di stupore.

Mi disseto di quei tratti, così noti e fissi tra le confusioni di me stessa,  e non posso fare a meno di trasalire, pervasa da uno strano brivido, che è piacere, ma che è anche dolore.

Cerco oltre la coltre di questa strana, timorosa apatia che spegne gli ardori. Provo a scoprire cosa vi si cela, acquattato, come un felino a caccia, prima del balzo fatale. 

Scruto e interrogo il silenzio notturno sceso sul cuore, provo a dargli un nome.

Srotolo ricordi alla ricerca del significato di questo dolente, immobile stordimento.

E infine la trovo, la risposta, la compagna di viaggio mai invitata – subdolamente insinuatosi di tra un passato che ha inferto colpi troppo duri e un futuro che si crogiola di sogni e speranze. La trovo nel mio silenzio di oggi, nel desiderio di domani, nella nostalgia di ogni istante.

E lei sta lì, silente, quiescente come un vulcano antico, ma viva, con il suo caldo respiro che mi soffia sul collo.

Sta lì, e agita le mie mani in amari tremori. Sta lì, e mi guarda fisso, mi lancia la sua sfida.

Io la osservo, impietrita.

Poi mi scuoto e, per un attimo, mi pare di rinsavire.

E mi dico che questa sfida è forse la mia partita più importante.

La combatterò.

Ma ora, silenzio. E’ tempo per la notte, per l’attesa, per la trepidazione.

E’ il suo tempo.

Che si diluisca via in queste ore di riposo. Svanisca o fugga.

Che non vinca, però, che non vinca.

Non lei. Non stavolta.

 

 

 

 


Risposte

  1. Non vincerà. Ma probabilmente non vincerai neanche tu.

    Penso che la paura faccia parte della felicità. Un’angoscia sottile, che attanaglia chi ha avuto una vita dura, e non è abituato alla gioia.

    O forse sì, ma ne capisce il valore, ed è perché non la dà per scontata che ha paura.

    Poi ci si convive, e si impara ad ignorarla, e non farcene condizionare più di tanto.

    E si sta bene anche con lei e nonostante lei.

  2. Mamma, come sai capirmi!

  3. Il sangue non è acqua! ;)

    Io per esempio ho paura che ti dimentichi di mandarmi le foto :lol:

  4. Si può convivere con tante cose… basta essere forti.

  5. Sì, hai ragione, e anzi, bisogna imparare ad accettare anche gli “ospiti sgraditi”, senza farsi fermare…

  6. Conviverci, è vero, ma non farsi sopraffare.

    Sai, è una cosa che non ho mai provato, perché mi sono sempre lasciato andare senza riserve, nel momento dell’amore, nulla contava di più, neanche la paura di perderlo, perché in quel momento esistevo soltanto io e il mio amore.

    Lasciarsi andare completamente e poi… chissà, poi sarà quel che sarà, ma adesso ciò che conta è quello che ho, nient’altro.

    Pensaci… ;)

  7. La paura non si può eliminare seduta stante ma nemmeno riservarle un posto importante, tale da condizionare le scelte importanti o meno della vita. Pur non essendo facile, penso che uno dei mezzi per quietarla è affrontarla, osservandola come veramente è: il più delle volte la fiducia e la volontà di godersi quel che c’è ora, è sufficiente per capire che quella paura non ha in realtà nessun peso.
    Ciao


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