Inserito da: engelsblick | Marzo 8, 2009

A me stessa

di-spalleParlo con te, sì con te.

Guardami. Ascoltami.
No, è inutile che ti giri dall’altra parte. Sto parlando con te.
Stammi a sentire.
Saranno pure parole sguaiate, ma le devi ascoltare.
E ti allontani di nuovo, mi dai le spalle. Dove stai andando? Cosa ti sta succedendo? E perché questo silenzio?
Non più un sapore, un colore, un profumo. Nulla. Tutto tace. Solo rimane questo mal di testa a tormentarmi, mentre tu te ne vai.
Non ti sento più. Ti stacchi da me senza fare rumore, semplicemente: svanisci.
Pensavo fossi l’ultima compagnia rimasta, quella indelebile, quella che non può tradire.
E invece, anche tu.
E se tu vai via, cosa mi rimane….e a te, cosa rimane? Non sei più niente.
Non sono più niente.
Cosa me ne faccio delle parole, se tu mi strappi via i significati? Cosa me ne faccio dei ricordi, se ti porti via la loro eco?
Cos’è la musica, se non la riempi con il tuo respiro? Quale preghiera mi resta, se non giungi le mani con me?
Eppure è così, in questa stanza ormai vuota, così grigia a sciapa, non ci sei più. E se non ci sei tu, non posso esserci neanche io. Un peso morto, il mio corpo, su questo divano. I cuscini schiacciati e sparsi, le luci che proiettano ombre vuote…
Un’agonia che ricopre lo spazio di anni interi, trascorsi arrancando su gomiti e ginocchia, tenendoti come unica certezza. L’unica cosa che non avrei mai potuto perdere. E invece sì, ti perdo. Te ne vai.
E ora, ora cosa faccio? Non ho alternative se non fissare l’aria, scavarla, come allora, quando insieme sapevamo trovarvi sensi mai svelati. E ora, soltanto molecole rade e invisibili.
Non mi guardi. Hai deciso, allora. Non c’è ritorno. Dove andrai? Laggiù non sapranno amarti di più, non sapranno amarti meglio. Non troverai lì la tenerezza che non hai ottenuto qui con me. Ti illudi, se pensi che spegnendoti staremo meglio entrambe. No. Non funziona così.
Ma continui ad andare, io parlo, e tu continui ad andare, dandomi le spalle.
E’ un addio, allora? Non tornerai? 
Ci sono ferite che non si possono rimarginare. Strappi che accadono una volta per sempre. Vuoi questo? E sia…
Di tutto quanto, così, non rimane che una scatola vuota, che scivola in avanti per forza di inerzia. Ecco, mi lasci l’inerzia. Ogni moto, ogni emozione, va via con te.

Silenzio allora, rispettiamo il lutto. Una morte irreparabile. Un fallimento senza riscatto.
Non basteranno i ricordi a ristorarmi. Non basteranno i pensieri e tenerti viva. Se vai via, ti uccidi. Mi uccidi.
E ancora una volta, come vedi, siamo unite.
Nella morte, ma unite.

Vai, dunque, vai.
 
Il sipario si chiude. 

Vai…


Risposte

  1. Cara Engel, non so ovviamente a cosa tu ti riferisca, non so a chi siano dedicate queste tue parole, ma mi hanno fatto male, ed egoisticamente stavolta, perché non è stato perché ho condiviso il tuo dolore, ma perché ci ho letto il mio.

    Non so neanche se queste tue parole possano essere un esercizio di stile, come a volte quello che scrivo io, che prendo a prestito sentimenti lontani, o di altri, per tradurli in parole, quasi sfida a me stessa, ma non importa, non è questo che conta.

    Quello che conta è che descrivi lucidamente un sentimento che conosco e che, evidentemente conosci.

    Ma anche questo, come tutto, passerà.

  2. Volevo dire ” a che siano dedicate queste parole”: a chi lo dici nel titolo…

  3. Parole come freccie, frasi che sono vive, nelle lor minuziose, metaforiche descrizioni, un sotteso sentore metrico.

    Davvero ben letto…e interiorizzato, questo pezzo. Mi ci ritrovo, l’ho rivissuto.

    Adonai

    Apolide

  4. Parole a dir poco profonde, che colpiscono al cuore..
    Poche parole da dire–> wow….

    Passa da me se ti va ..

    • Leggo solo ora questo commento e te ne ringrazio. Passerò da te – è un momento di pausa da internet, non di totale distacco, ma tornerò ad essere più attiva. e Tu ripassa se e quando vuoi. Grazie ancora


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