Sebbene in ritardo, non posso che dedicare un post a ciò che ieri è accaduto e ha avuto inizio.
Lo chiamano “mercoledì delle ceneri”. Nell’immaginario collettivo suona come qualcosa di triste e macabro, che ha a che fare con penitenze estreme, mortificazione castrante, dolorismo cattolico… E forse, per molto tempo, è effettivamente stato così. Ancora una volta i cristiani dovrebbero rivedere il loro modo di parlare della propria fede.
Perchè ciò che c’è dietro questo rito cosi incompreso, che apre il tempo di quaresima – l’attesa di 40 giorni, prima della Pasqua – è qualcosa di meraviglioso.
E’ un segno di abbandono totale, intimo e personale al Padre.
E’ un atto di completa remissione a Lui. Nel momento in cui scandiamo l’ennesimo anno di vita trascorso e già intravediamo all’orizzonte l’evento che dà senso a tutto il nostro essere, la vittoria definitiva della Vita sulla morte, in questo momento tiriamo le somme, e ci riscopriamo ancora una volta fragili, piccoli. Bambini. Bambini bisognosi delle cure del genitore.
Farsi cospargere il capo di cenere, allora, non è un altro modo per battersi il petto o per fustigarsi. E’ piuttosto l’abbandono ad un abbraccio.
“Papà, prendimi in braccio”: questo diciamo a Dio quando compiamo quel gesto, dando così il via al tempo prezioso della quaresima. Non è uno spazio di penitenza e supplizio. E’ un tempo di riscoperta, di indagine di sè, del proprio animo, per scandagliare la propria solitudine e riscoprirvi, invece, una Compagnia costante. E ad essa affidarsi, con rinnovata fiducia.
Questo è il senso della quaresima, cominciata ieri. Questo l’invito evangelico a riscoprire la carità interiore. A ritirarsi per un po’ dentro di sè, per ritrovarvi Dio. Ad accettare qualche giorno di silenzio e ascolto più profondo, negli angoli più riposti del proprio cuore, del proprio io più segreto…
«… e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà» (M1 6, 18)













Figlia, ti adoro.
Da: Lady Ginevra su Febbraio 26, 2009
alle 10:29 am
Eccomi con più calma, dopo aver riletto almeno tre o quattro volte le tue parole. La propria spiritualità, il rapporto con l’Eterno, si possono vivere in tanti modi: molti lo vivono ipocritamente, altri hanno un atteggiamento di mortificazione che, sinceramente, non riesco a capire, e men che meno condividere.
Poi c’è il modo che più condivido, quello di credere nella vita, in un Padre amorevole e affettuoso tra le cui braccia ci possiamo ristorare, riparare, rincuorare.
E’ anche un momento di riflessione, di presa di coscienza delle proprie responsabilità, dei propri limiti umani, ma anche delle possibilità che abbiamo di essere a sua immagine e somiglianza.
Da: Lady Ginevra su Febbraio 26, 2009
alle 11:59 am
Esatto. Secondo me l’importante è trovare un equilibrio tra la la serenità dell’appartenere a Lui e la responsabilità che ciò comporta.
Da un lato, infatti, si può rischiare di ridurre la fede ad un enorme Super-Io codificato nella religione, rispetto al quale esercitare il proprio senso di colpa e senso del dovere. Cosa che, oltre a rendere la vita una cosa veramente angosciante, allontana dallo scopo vero del percorso spirituale: la trasformazione del cuore.
Dall’altro lato non si deve neanche rischiare di cadere in un buonismo senza spina dorsale, del tipo: “che bello, Dio ci ama, ci vogliamo tutti bene e tanto lui ci perdona!”. Sarebbe un modo di essere innanzitutto poco realisti (NON E’ VERO che ci vogliamo tutti bene) e soprattutto di non prendere sul serio cosa è implicato dal nostro rapporto con Dio: la possibilità, libera e consapevole, di “salvare” la propria Vita, qui e ora.
Poi un giorno, scriverò qualcosa sulla salvezza… altro concetto troppo spesso frainteso!
Da: engelsblick su Febbraio 26, 2009
alle 12:15 pm
Ti adoro bis.
Da: Lady Ginevra su Febbraio 26, 2009
alle 12:28 pm
GRande, Engels!
Da: Brandy su Febbraio 26, 2009
alle 8:10 pm
…Ho i brividi, in un attimo ho pensato al mistero della vita, della rinascita della terra e dell’energia; a quest’anno trascorso e al senso di ciò che siamo…
grazie per le molte emozioni e riflessioni che hai scatenato dentro di me.
Da: Fantasia su Marzo 10, 2009
alle 7:30 pm
Grazie a te di essere passata di qui, e soprattutto grazie a Chi sa far “spuntare fiori dalle rocce” – e sulla roccia del mio carattere sa seminare e far germogliare boccioli inaspettati, nonostante me stessa… secondo me è questa l’onnipotenza…
Da: engelsblick su Marzo 10, 2009
alle 9:49 pm
Certe persone aspettano inerti il miracolo, senza accorgersi che miracolo accade dentro di noi ogni volta che il Padre è coinvolto nella nostra vita. Mi Non è da molto tempo, però da un paio d’anni la quaresima è un’occasione per guardarmi dentro e per pormi tante domande. E questo mi piace, anche se a volte è difficile e spesso è doloroso. Grazie per le tue parole, come al solito meravigliose!!
Da: Marta su Marzo 12, 2009
alle 8:02 pm