Inserito da: engelsblick | Luglio 18, 2008

camminare

 

 

Cercare. Camminare. Cadere.
La caviglia fa male, duole terribilmente.
La stringo con stizza. La rabbia di un’altra storta. Più che il dolore in sè è l’angoscia di essere di nuovo ruzzolata a terra.
Perdo la speranza nella via, la fiducia nella meta.
I miei piedi non bastano. Le mie gambe non reggono.
Dov’è il mio Compagno di viaggio? Perso all’orizzonte? Troppo avanti a me e ormai irrimediabilmente lontano?
Dove trovarti, a questo punto? Dove sei? Se mi abbandoni, non posso fare altro che cadere.
E dove andare, dunque, ora? Ora che non ci sei? Ora che mi sembra di averti perduto? 
Ma, da qualche parte, io lo so, te ne stai lì, con l’orecchio teso, ad ascoltarmi…
E mai, come in questo momento, mi è parso di amare la vita.
Sento la profondità di questo amore scavare nella ferita aperta, lo sento palpitare nel bruciore di questo taglio, nei colpi di questa fitta.
Il mio cuore batte di questo anelito, di questo desiderio.
Ho sete di piccole cose, di quotidianità. E mi sembra di coglierne la profonda purezza. Quella purezza che cerco, che desidero con l’ardore con cui si desidera il bacio dell’amato.
La vita: affondarci le mani, sporcarsele tra le persone. E’ negazione di Te questo anelito, forse? Lo struggimento che mi fa languire di amore per le cose, vere e concrete, reali fino infondo… le pagine dei libri, gli studenti di una facoltà, i volti dei miei giorni, le voci al telefono… tutto mi parla di Te, ma tutto reclama attenzione. La disponibilità a starci dentro, costi quel che costi. Lungo la strada sono le buche, quelle che mi attirano; sono le cadute quelle che mi affascinano, Quelle che teneramente sento di amare.
Come spiegarmi?
Il volto di chi vive e non crede. A me piace stare lì. Sento che il mio posto è lì. Le parole delle persone che come me cercano. Ed io, che un giorno ho trovato, che sono stata presa di peso e attirata a Sè. Io, che per qualche strana ragione sono stata chiamata per nome da una voce senza suono… Io, camminando, non posso che cadere. E di nuovo, in quella buca, sentirmi a casa… a terra, accanto agli altri che come me, inciampano e non si vergognano a dirlo. O che, altre volte, si nascondono, timidi: e dire loro che non ho risposte, ma questo ardore e questo amore che mi brucia in petto. Ma Tu, Tu, dove sei? Davvero ti nascondi oltre l’orizzonte di questo sentiero e scompari? Davvero questa tenerezza che mi lega alle persone non ti riguarda?
O forse… forse no. Forse sbaglio a guardare oltre, a non soffermami qui. Forse la mano che stringe la caviglia dolente, è la Tua. Forse, gli sguardi di chi siede con me, dolorante, sono i Tuoi.
E’ forse questo lo straordinario che si cela nell’ordinario e che reclama, chiede di essere vissuto?
E’ lecito questo mio affetto appassionato per la realtà più semplice e concreta, normale e forse quasi banale?
Dal luogo del mio inciampo le domande si levano impellenti.
E in esse, forse, celate ma non nascoste, le risposte.

“Quando sono debole, è allora che sono forte”.


Risposte

  1. Anche la terra su cui cadi è Lui.

    L’ha creata Lui, e ha creato le persone che non credono. E ti ha messo nel cuore quella tenerezza che provi.

    Come puoi credere che non Lo riguardi?

  2. E’ sempre bello leggere le tue righe nette ma semplici e dirette. Quello che scrivi lo condivido in pieno…. sono solo frastornata da tutte quelle voci che dicono il contrario, e sono tante. Ieri mi sono ritrovata a sentire una ragazza che conosco parlare del cristianesimo come se fosse l’appartenenza ad una elite, di cui essere fieri, e rispetto alla quale è bene non “sporcarsi troppo le mani” con gli “altri”.

    Sono disgustata!

  3. Che bello quello che hai scritto, lo sento molto, tutte le volte che penso di essere arrivata a capire qualcosa, viene sconvolto e mi ritrovo ad una nuova partenza. Allora ci si rialza e si continua a percorrere il cammino, certi che Lui è al nostro fianco e che ci ama. Tanto.
    Ciò che scrivi nel tuo commento l’ho riscontrato anche io, per molti essere cristiani è un po’ come essere membri di un “Club Esclusivo” riservato a pochi eletti. Forse non hanno capito e si sono fermati alle apparenze. O forse hanno solo paura di approfondire e vedere cosa c’è dentro di loro. Ed è veramente triste.
    Continueremo ad andare avanti, con le caviglie doloranti e la schiena a pezzi, ma andremo avanti!!

  4. Grazie per quello che scrivi… mi fa bene sentire la convinzione di chi si sente amato, come te… il mio guaio è che troppo spesso, quando cado, mi sento guardata con rimprovero. Persone come te mi aiutano a riacquistare fiducia!

  5. Mi ha colpito molto il tuo scritto. Non bisogna aver paura di cadere. In quei momenti si scoprono forze nuove e rigenerate. Forse, l’unica cosa con cui combattere, di tanto in tanto, è la tentazione di lasciarsi cadere, di rassegnarsi, di fermarsi nella vita…

  6. Sono fuori tema, lo so, ma dobbiamo preoccuparci per la tua assenza?

    *** Ti aspettiamo… ***

  7. Sei sicuro di essere fuori tema?
    Se non erro, si parlava di tenerezza che lega alle persone… che lega le persone.

    *** E noi l’aspettiamo… ***

  8. Ragazzi… anzi Mamm_A e Pap_A’… quanto siete teneri!!! Sto bene, sto benissimo… sono in VACANZA!
    Perdonate la latitanza… diciamo che mi sono presa una “fase”, uno stacco dall’abituale… ma vi penso e non mi dimentico di voi… qui la connessione va così così, per cui non mi è molto comodo bazzicare da queste parti.
    Non dimenticatemi, ok? Torno presto!!!

  9. Mi scuso in anticipo, ma….
    Questo salmo l’hai iniziato tu, e mi pareva giusto riproportelo.
    Malemale mi cancellerai:-)

    ————-
    SAlmo 138:

    Signore, tu mi scruti e mi conosci,

    tu sai quando seggo e quando mi alzo.

    Penetri da lontano i miei pensieri,

    mi scruti quando cammino e quando riposo.

    Ti sono note tutte le mie vie;

    la mia parola non è ancora sulla lingua

    e tu, Signore, già la conosci tutta.

    Alle spalle e di fronte mi circondi

    e poni su di me la tua mano.

    Stupenda per me la tua saggezza,

    troppo alta, e io non la comprendo.

    Dove andare lontano dal tuo spirito,

    dove fuggire dalla tua presenza?

    Se salgo in cielo, là tu sei,

    se scendo negli inferi, eccoti.

    Se prendo le ali dell’aurora

    per abitare all’estremità del mare,

    anche là mi guida la tua mano

    e mi afferra la tua destra.

    Se dico: “Almeno l’oscurità mi copra

    e intorno a me sia la notte”;

    nemmeno le tenebre per te sono oscure,

    e la notte è chiara come il giorno;

    per te le tenebre sono come luce.

    Sei tu che hai creato le mie viscere

    e mi hai tessuto nel seno di mia madre.

    Ti lodo, perché mi hai fatto come un prodigio;

    sono stupende le tue opere,

    tu mi conosci fino in fondo.

    Non ti erano nascoste le mie ossa

    quando venivo formato nel segreto,

    intessuto nelle profondità della terra.

    Ancora informe mi hanno visto i tuoi occhi

    e tutto era scritto nel tuo libro;

    i miei giorni erano fissati,

    quando ancora non ne esisteva uno.

    Quanto profondi per me i tuoi pensieri,

    quanto grande il loro numero, o Dio;

    se li conto sono più della sabbia,

    se li credo finiti, con te sono ancora.

    ———————–
    Un abbraccio, davvero di cuore,
    FabioC

  10. Di cosa scusarti, dunque? Grazie di questo bel regalo!

  11. Caspita engelsblicks che righe stupende…..
    Spettacolo, grazie per averle condivise.

  12. grazie a te, chiunque tu sia, per avermele ricordate


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