Sentirti tanto insignificante da non sopportare la tua presenza a te stessa.
Vederti passare attraverso la vita come un sasso che cade nell’acqua: un buco presto ricoperto.
E sforzarti di reagire, ogni volta, di sorridere alle cose, di prenderle a piene mani, affondare nei giorni come in una schiuma colorata – come una bambina – provare ancora a ridere rumorosamente.
Spesso, in realtà, ci riesco.
Poi, dentro, qui, nel fondo del mio cuore, tutto si ferma. L’aria desolata dell’addio – il gelo nero dell’abbandono.
Il vuoto, intorno.
E senti tutto il tuo peso. Ogni molecola di te trascinata verso il basso da un’inesorabile forza di gravità, che come una mano sbucata dal suolo ti stringe e ti trascina giù. E senti tutto il tuo peso. Non sai librarti più come farfalla.
Avere addosso tutto il proprio nulla – sperare in qualche traccia di sè da qualche parte, e sapere che è già stata cancellata, che lo sarà presto.
Provo a fare pace con me stessa.
A non guardarmi attarverso questi occhiali di maestrina inflessibile.
Vorrei promuovermi.
Ma non ci riesco.
Cerco i suoi occhi – tanti altri occhi – in cui riflettermi, cercandovi una fiducia che nei miei nons o trovare.
Ma non riesco a fidarmi degli sguardi altrui.
Troppe volte l’ho fatto.
E troppe volte, di nuovo, quel gelido, silenzioso vuoto. Come la notte su un cimitero.
Il senso tagliente e desolato dell’abbandono.
Di essere stata lasciata lì, a metà strada. Perchè non ne valeva la pena di portarmi ancora avanti, con sè.
Questo mi attanaglia, mi stringe con le forza metallica e amara di una catena: l’attesa che la storia si ripeta.
Cattiva compagna di me stessa.













Cara Engel, io capisco che sia un po’ l’età, e un po’ anche il piacere di giocare con le parole, MA LA SMETTI DI DICHIARARTI INFELICE, addirittura cattiva compagna di te stessa? Se tu sapessi il potere che racchiudono le parole, forse le useresti con più cautela: è facile, persino troppo facile, dare il via a profezie che si autoavverano.
*** Pensa in positivo: sii buona compagnia di te stessa e, soprattutto, non tradirti mai! ***
Da: donnaemadre su Maggio 23, 2008
alle 9:33 am
Dm…. ho riguardato i post indietro dopo questa tua sollecitazione… e non è vero che mi dichiaro infelice – ci sono dei momenti particolarmente difficili in cui emerge la mia difficoltà a stare con me stessa – ognuno ha le sue idiosincrasie, io ho questa.
Ti confesso che ho aperto questo blog anche per questo – per sfogare qui questi momenti, e cercare di gestirli meglio poi, per evitare proprio le profezie che si autoavverano. Queste ultime due settimane non sono state facili, mi ci sono molti post precedenti che dichiarano tutt’altro che infelicità!
Poi sì, lo riconosco, ho un’indole inguaribilimente malinconica, ma che ci vuoi fare – sono così!
Però sì, hai ragione, le parole vanno pesate – e cercherò di tener fede a quel tuo “non tradirti mai!” che mi ha colpito davvero…
***sei o non sei la mia mammina?!***
Da: engelsblick su Maggio 23, 2008
alle 9:46 am
Scusate se mi intrometto e, tu Engel dovresti sapere come la penso, ma sono daccordissimo con la tua mammina, “Pensa in positivo: sii buona compagnia di te stessa e, soprattutto, non tradirti mai!” (che belle parole!)
La foto che mi hai mandato da cucciola, è tenerissima, sei di profilo, ma si vede benissimo come sei felice, sorridi e con le tue manine, cerchi di cogliere dei fiori… ecco, cerca, per quanto ti è possibile, di essere sempre così… io ormai non riesco a vederti diversamente…
*** Ti abbraccio! ***
Da: arthur su Maggio 23, 2008
alle 11:24 am
Purtroppo la felicità non la si ottiene dicendo o non dicendo certe parole, tantomeno scrivendo o non scrivendo alcune frasi. Il vuoto di cui parla Engel è significativo di un allontanamento da una parte di sè. Quando non siamo noi a guidare la nostra auto che è la vita poi ci si ritrova nel vuoto. E nella vita non è sempre facile poter guidare di persona. Sin dall’infanzia c’è qualcuno che guida per noi. Poi questo qualcuno deve essere intelligente e lasciarci man mano il possesso del volante. Solo così da grandi saremmo noi a guidare e non lasceremo che a guidare siano gli altri. Il vuoto, il nulla è sintomo chiaro che si è lontani dal proprio essere. Ed è attraverso quel vuoto che dobbiamo capire dove veramente siamo collocati, cosa realmente vogliamo, senza averne paura.
Da: Loris su Maggio 23, 2008
alle 3:49 pm
Arthur, tu ti puoi intromettere sempre!
La foto che tu hai di me da cucciola dice molto di me – non vi fate ingannare dai momenti di nulla (ch egiustamente li chiama Loris) – quelli ci sono, e diffido da chi afferma di non pasarci mai.
Ma ragazzi, guardate che io so ridere – e anzi – mi piace un sacco ridere!
Da: engelsblick su Maggio 23, 2008
alle 4:37 pm