Posted by: engelsblick | Maggio 17, 2008

Tre anni dopo

Ciao, papà.

 

Risposte

Ciao papà.
Chi è il papà di Engel? Che significa tre anni dopo? Tre anni dopo che cosa?
Sono queste le domande che mi faccio pensando ad Engel. Mi ricordo un post che pubblicò tempo fa, e che poi improvvisamente scomparve: una persona che aveva visto, senza essere vista, che aveva provocato un’emozione forte, talmente forte da non poter lasciare quelle parole scritte esposte qui.
Sembrava un ex, e invece probabilmente era il padre.
Tre anni che li ha abbandonati?
Tre anni che è morto, dopo averli abbandonati da una vita?
Tra anni dopo cosa, cara Engel, qual è questo rospo che non riesci a buttar fuori?
E’ importante il padre nella vita dei figli, ma soprattutto in quella delle figlie. Ne so qualcosa come figlia e come madre.
Penso che mia figlia sia serena anche perché io, pagando un prezzo decisamente notevole, questo padre non gliel’ho tolto.
E tu Engel? Chi ti ha tolto tuo padre? E la mia domanda è sempre quella: tre anni dopo che cosa?

Ciao, Diemme. Con abile mossa maieutica mi spingi a tirare fuori ciò che si agita dentro … Ninete di raro, in realtà, forse, addirittura, la cosa più naturale fra tutte.
Un padre che non c’è più, perchè tre anni fa il Signore se lo è ripreso.

In questo senso, se mi chiedi “Chi ti ha tolto tuo padre?” non posso che rispondere: la vita stessa.
E non ce l’ho con lei, per questo.
In realtà, non posso dire che me l’abbia tolto, ma in un certo senso me lo ha ridato.
Perchè solo allora ho dovuto fare i conti con lui - chi era, che faceva, se ci amava o no…
Mio padre non è mai andato via di casa - ma mia madre, dopo la sua morte, ha ben pensato di smontare pezzo pezzo l’immagine che avevo di lui, sbattendomi in faccia i suoi travagli coniugali, rivelandomi “verità” sulla presunta indifferenza di mio padre dei miei confronti - che poi, dopo mesi, ha tuttavia smentito.

Chi è il papà di Engel?
Engel non lo sa, in realtà. Cerca, con il tempo, di riprendersi pezzeti di un estraneo che tuttavia sente incredibilmente vicino (e forse, per questo, ancora più lontano, ora che non c’è più).

Il post cui ti riferisci era dedicato ad un uomo che circa due anni fa mi si propose come una sorta di “sostituto”. Non che un padre si possa sostituire. Ma in quel momento mi ha offerto il suo braccio, cui appoggiarmi, quando non sapevo più cosa pensare della mia famiglia e di me.
Non è stato un legame sentimentali. Per ragioni che non mi va di esplicitare non poteva esserlo, nè io avrei voluto.
Ma quel mio secondo papà, lui sì, ad un certo punto mi ha abbandonata, inspiegabilmente.

E il lutto si è reiterato.

Cara Engel,
spesso, parlando dell’amore, ho dovuto constatare come a volte le unioni coniugali di “unito” abbiano ben poco, di come certe famiglie, in cui le due metà sono metà ognuna di qualcosa di diverso, stiano insieme per convenzione, per ipocrisia sociale, per paura del cambiamento, per necessità economiche, per mille motivi che non sono l’amore, seppure il più tranquillo e consolidato amore coniugale, non sono la familiarità, la fiducia, la voglia di sostenersi, di difendere ciò che si è costruito e costruire ancora.
Ciò che unisce, ma che dico, ciò che tiene più o meno sotto lo stesso tetto due persone, che non si tengono più per mano guardando insieme la strada percorsa e quella da percorrere, ma due individui vinti e rancorosi che colpevolizzano l’altro per il proprio personale fallimento, sono incapacità di ritrovarsi, oppure di ammettere una volta per tutte che non ci si ritrova più.
Le vittime, ancora una volta, i figli, cui si deve dimostrare, stavolta vilmente a posteriori, che l’altro genitore era un poco di buono, soprattutto che non li amava, non capendo con questo di infliggere ai propri figli un colpo mortale e del tutto gratuito.
Conosco una madre, separata dal proprio marito da quando la bambina non aveva neanche un anno, che ha passato l’esistenza a dimostrare alla figlia che il padre era un delinquente, rendendola fortemente instabile, ciononostante legata al padre: e allora, visto che screditarne la figura non bastava, visto che lei e solo lei la figlia doveva amare, ecco, quando la ragazza aveva già quasi trent’anni, sciorinare tutto questo presunto disamore paterno, rendendo la figlia ancora più incerta e sofferente.
Che cosa ha ottenuto? Non si è ricostruito una vita lui, per timore che gli capitasse un’altra megera di tal fatta, non si è ricostruita una vita lei, troppo occupata a odiare l’ex, e la figlia in mezzo, l’anima tumefatta dai colpi inferti. Non so che fine abbia fatto questa ragazza, so solo che un giorno ha fatto un urlo, ha detto basta, e non ha parlato più né con l’uno né con l’altro.
Sostituti del padre? Ne ho avuti, almeno un paio. Entrambi persone meravigliose, uno sarebbe dovuto diventare mio suocero, ed è stato un padre sincero, l’altro… beh, se io lo vedevo come padre, lui non è che mi vedesse proprio come figlia: ho avuto la capacità di non far mai uscire la situazione dai binari in cui doveva stare e volevo che stesse, e ancora adesso siamo due persone che si amano e che si sostengono, ma forse un po’ la spontaneità ne ha risentito, e c’è sempre nell’aria un qualcosa di non risolto.
Recupera la figura di tuo padre: tua madre, a quanto ho capito, è una vittima di se stessa e dell’incapacità di uscire fuori da una situazione che non viveva bene, ma è troppo vile riprendersela con i morti, soprattutto quando non si è stati capaci di affrontarli da vivi. E, soprattutto, come ho scritto nel post sul divorzio, chi cerca consolazione ai propri travagli coniugali dovrebbe cercarla dai pari grado, non dai propri figli.
Ci incontreremo Engel, e se vuoi ne parleremo ancora. Ma spero per l’epoca che tu non ne senta più il bisogno.

*** Per te stessa intendo ***

La dagnosi che fai di mia madre è perfetta, da manuale.
Per il resto, stai tranquilla - sto recuperando tanto di mio padre - generalmente posso dire di essere praticamente “a posto” (ma lo si è mai, veramente?).
Solo, oggi è comunque stata una giornata carica di ricordi e nostalgie - come ogni anniversario - sono in una città lontana e la mia vita sentimentale è reduce da sballottamenti notevoli (ehm… non si era capito) E sai meglio di me che li link che parte dalle figure maschili della nostra vita alla figura paterna è presto aperto!

Sì, ci incontreremo. Spero presto!

Non so se tu hai avuto modo di leggerlo, ma una volta in uno dei nostri angolini, mi pare, o forse in un commento ad un post di Diemme, ho parlato di mio padre, di come improvvisamente mi sia “accorto” di lui.
L’ho sempre rispettato ed amato in vita e per lui ho sempre provato una sorta di soggezione, uomo di grande cultura, intelligente, pieno di interessi che tra l’altro ha anche trasmesso ai suoi figli.
Il giorno che è morto, ero accanto a lui, anzi, stavo andando in ospedale a trovarlo e, ho trovato la porta chiusa, perché c’erano dentro i medici che stavano cercando di rianimarlo, ma inutilmente, ahimé.

Sono entrato e mi sono avvicinato al suo letto. L’ho guardato, quell’uomo sempre così grande nei miei pensieri, era lì, indifeso, quasi cercasse qualcuno che si prendesse cura di lui; ho preso la sua mano tra le mie e ho incominciato ad accarezzarla.
E per la prima volta in vita mia, ho avvertito la sua “fisicità”, il suo essere, e la sua anima, attraverso le sue mani, mi è entrata dentro e la sensazione è stata veramente tanto intensa che tutt’ora, a distanza di anni, non riesco a dimenticarla.

Eppure con lui non ho mai avuto dei particolari momenti di scontro.
Non sono mai stato in vita mia, legato in maniera particolare, a mio padre e quanto meno sono stato e sono un mammone, ma forse per questo, in qualche modo ho sentito il bisogno di rappacificarmi con me stesso nei suoi confronti, magari di cose che inconsciamente avvertivo, ma di cui non avevo coscienza.

Questo per dirti che credo debbano esserci per tutti noi momenti come questo, un momento in cui ti riprendi qualcosa che magari, per tutta una serie di motivi, ti è stata tolta, aldilà di come sono andate realmente le cose, aldilà di come, a volte, ce le raccontano.

Quella foto, le sue gambe che si intravedono e, quella bimba così piccola, quel saluto “ciao papà”, è forse soltanto questo.

Credo che questo sia il commento a cui si riferisce Arthur:

http://donnaemadre.wordpress.com/2007/10/26/panta-rei/#comment-107

*** Ciao Engel, ricordati che ti aspettiamo ***

Oggi in attesa di tornare a casa leggevo qualcosa di te. Spero che non ci siano problemi. E spero che possa anch’io salutare il mio papà che due anni fa è morto. Anche mia mamma me lo ha sempre dipinto come un essere spregevole….ma con me non si è mai comportato male. Ciao Papà anche se so che non mi senti..inutile illudersi

Io credo che tuo padre ti senta - e non penso proprio che sia un’illusione… ma è un argomento spinoso, mi rendo conto che non basta dirtelo per convincerti.
Vorrei tuttavia saperti trasmettere quella sensazione quasi fisica che ogni tanto ho, quando cammino per strada (io adoro camminare) e dico: papà, vieni, passeggia con me.
Allora lui è con me, io lo so…

Lascia stare quello che dicono le mamme: l’amore e il dolore, insieme, spesso fanno sparlare!

MI manca sai, non immaginavo che potesse mancarmi così tanto.
Sai quella sensazione fisica di averlo vicino a volte la avverto anch’io, ma non mi basta. Ho ancora tante cose da dirgli. Devo inviatarlo alla recita di mio figlio…mi fermo non aggiungo altro perchè sto piangendo in ufficio come un bambino! Grazie

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