
Ci sono dei momenti che attraversano il tempo. Che vi ritagliano uno spazio immobile - eterno.
Ci sono istanti che sanno di musica e silenzio. In cui il sole sembra fisso all’ora del tramonto, mentre la sua luce calda scivola, dolcissima, intorno alle cose e le tinge di morbide tonalità d’arancio e di rosa.
Ci sono attimi sospesi in cui l’aria sembra sospirare con te, in cui, attraverso la sua trasparenza ti pare di scorgere una segreta, inconfessabile meraviglia senza nome.
Le dimensioni dell’abituale, allora, si bloccano, si dissolvono come nebbia al mattino, quando i primi raggi fendono l’aria tinta di bianco e insinuano tra le cose un nuovo calore.
Non ha nome, non ha odore - non un suono che lo possa indicare.
E tuttavia è pieno, ricco e traboccante - Un frutto turgido di succo e polpa.
Quell’attimo rimane fisso, allora, nella memoria senza tempo- nel vuoto, addirittura, delle giornate sciape trascorse lontano.
Vi rimane, nitida calda, l’immagine invasa di sole, di un pigro pomeriggio romano.
I suoi ricci neri tra le dita.
E, tutt’attorno, silenzio.
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