
Così, eccomi, faccia a faccia con te.
A fare i conti con questo tu che, imporvviso, senza neanche farsi annunciare, mi si è piazzato davanti.
Stabile, fermo, davanti a me.
Tu.
Chi sei? Cosa vuoi?
Tremo nel chiedermelo. Ma tremo anche solo nel pensarti. Tremo quando mi tocchi, e quando penso alle tue carezze. Tremo, nel profondo di me stessa, quando sospiro i tuoi abbracci.
Sì, tremo.
In queste ore distanti, scavate dai chilometri, che ci tengono lontani; in questo tuo silenzio prolungato, inatteso come il frastuono con cui invece hai travolto la mia vita.
Un silenzio che avrei anche desiderato, prima.
E ora, ora che taci, la tua assenza mi incide dell’anima una fastidiosa maliconia, uno struggersi che non vuole riconoscersi, che non si accetta - si rifiuta a se stesso, che non ammette di dirsi, quanto, ora che taci, ho bisogno di te. Dei minuti pieni di te. Dell’aria piena di te.
Tremo. Perchè questa nostalgia si presenta senza invito.
Si siede con me, in questa stanza, senza che le abbia dato il benvenuto. Senza che le porgessi la sedia.
Comoda, nostalgia? Comoda anche tu, silenziosa paura, accovacciata nei miei angoli?
No, non chiama. Non scrive.
Il vuoto che mi spalanca nel cuore mi disorienta.
Non chiami, non scrivi.
Anche tu, dunque?
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