E’ strano come d’improvviso avverta il senso liberante di una felice leggerezza.
Non che non veda più i problemi. Non che non senta premermi addosso l’urgenza di risposte che tardano ad arrivare, che si nascondono tra le paranoiche nebbie del pensiero… Tutto questo rimane. Perfino la sottile angoscia che mi accompagna nelle cose, nei gesti e nelle giornate, quel senso di ansia e di attesa, quello stare sul “chi va là” rispetto ai minuti forieri di ignoto: perfino questo continua ad esserci.
E tuttavia, respiro a peni polmoni il senso aperto e sconfinato della libertà. La brezza di un’aria tanto leggera e profumata; la frescura di un riposo in cui la mia mente stanca affonda, come su un cuscino.
Ancora pesa il passato su queste spalle stanche. Ancora trema lo sguardo a rimirare orizzonti futuri, a immaginarli, a sognarli.
E ciò nonostante mi sento addosso tutta l’allegra consapevolezza della vita e della sua meraviglia. Dell’amore riposto nelle cose e negli sguardi - nella ricchezza che puoi trovare lungo la strada, camminando tra la gente; del tesoro cantato dalle note, e dell’infinita profondità, traboccante di doni e significati, celata in ogni minuto.
Quella Perfezione, verso cui aneliamo, così terribilmente lacerata dalla realtà, così utopica, impossibile… quella Perfezione non è, forse davvero, un miraggio ideale, posto oltre il tempo, oltre l’umano… Forse veramente ognuno reca in sé le tracce della propria Perfezione, personalissima e unica. Che non è, allora, l’impossibile e l’inarrivabile, ma Te stesso, costruito ogni giorno di un pezzetto in più. Finché vi sarà da costruire.
Ed è bello, leggero e libero questo sentimento. Privo di fretta e di pretese.
Semplice. Pago di piccole cose. Anche di quelle meno belle. Anche in esse, forse, può nascondersi un misterioso senso; un inaspettato significato.
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