Mi turbinano nella mente le parole… mi si affollano in una nebulosa ronzante che mi stordisce e mi annebbia la mente. Stralci, momenti, flash di attimi spigolosi mi si conficcano negli occhi, improvvisi, per poi scomparire nel buio… Dove sei? Cosa fai? Ma, soprattutto, chi sei? Accanto a me, per così tanto tempo, nei momenti più bui e difficili; quando la vita sembrava essere lì lì per finire in un fagocitante non senso. Tu hai risvegliato i significati, il sapore delle cose. Solo tu mi hai permesso di esistere ancora. Senza di te, non ho sale. Le promesse, i sogni, gli impegni presi. La lotta, quella vera: non lo strazio di una attesa, ma i calli di mani al lavoro nelle cose, nel mettere in ordine, aggiustare - combattere; rinunciare, anche. Non per uno sterile sacrificio, ma per scegliere sempre di nuovo te. Per qualcosa che sento mio più di tutto il resto. L’epilogo, di tutto questo? Una strada, molte auto. Il sole precoce di gennaio. Il bruciore delle lacrime e dell’asfalto. E tu via. Rombante come la marmitta della tua auto. Via. Via da me. Tu, proprio tu - addirittura tu. Questo rimane? A cosa è valso, dunque? Prolungare un’illusione? Ma io ti aspetto, ancora. Non posso non attendere. Perchè ti appartengo ancora - forse, più di prima.
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