Il maestro guardava.Se ne stava di poco indietro. Nascosto alla vista, ma percettibilmente presente. Vicino. Non avrebbe potuto dire da quanto tempo era lì. Ma c’era. E ora la sapeva, lo sentiva con la certezza di un calore fisico. Gli venne da pensare che forse era sempre stato lì, che già da tempo, passo passo, lo seguisse poco distante, alle sue spalle. Solo ora, però, se ne accorgeva.Nessuno glielo aveva indicato. Nessun segnale apparente ne aveva rivelato la presenza come con squilli di tromba. E tuttavia questo non intaccava la certezza di quello sguardo fisso sui suoi gesti, vigile e attento.Il maestro non guardava soltanto. Anche di questo si accorse all’improvviso, con lo stupore di una scoperta che sentì in qualche modo sempre saputa. Già compiuta in un passato immemorabile, ma da tempo dimenticata.Non guardava soltanto, il maestro, dunque. Parlava. Diceva qualcosa. Indicava. Istruiva. Insegnava. Sì. Gli insegnava come muoversi. Non gli diceva “cosa” fare. Non suggeriva neppure una direzione precisa. Era strano. Non erano parole. Ma in qualche modo lo ammaestrava su “come” fare.I passi erano i suoi, autonomi, più o meno consapevoli. Ma dalle sue spalle, come un soffio leggero, gli giungeva come una lieve carezza a sostenere i movimenti. E a suggerire, rispettosa ma convinta, il senso, il significato, dei suoi gesti.Non si sentiva tanto guidato, quanto educato. Nulla gli veniva imposto, ma solo suggerito. Soltanto, era così dolce e morbido quel sentore che gli veniva alle spalle, cosi tenero e forte al contempo quell’indicare silenzioso che in qualche modo ne fu sedotto. E vi si appoggiò, come un gabbiano si appoggia alle correnti d’aria, planando sul mare.Il maestro guardava.Se ne accorse nel momento del pianto più amaro. Che il maestro era lì. E guardava. Forse, per un tratto, lo aveva preso anche per mano.Ed ora non piangeva più.E il maestro era lì, e guardava.
Pubblicato in Uncategorized | Tag: senso, significato, vita