Un uomo se ne stava seduto a bordo strada, un cartone in verticale, di fronte a lui. Parole fitte, scritte in rosso. La prima frase era uno struggente “Lo so, sono vergognoso”. Quanto basta per riassumere il senso di tutto il testo. Anche io, con la folla attorno, sono passata avanti, senza fare in tempo a leggere il resto. Ma, infondo, non sarebbe servito. Il colpo, tagliente, gelido, amarissimo era già stato inferto, a questo mio gaio pomeriggio domenicale.
Qualcosa in me, una parte estranea e intima al contempo, sarebbe corsa da lui, solo per dirgli: “no, non sei vergognoso”.
Ma non l’ho fatto.
Paura, pigrizia. O semplicemente l’inettitudine di non voler riconoscere quanto c’è da fare e non faccio. Quanto non ho il coraggio di fare.
Mollare tutto, essere solo sua, di quel volto triste e solo; di tutti quegli occhi privati della vita e della voglia di aprirsi sul mondo.
Non ho la forza di farlo. Forse non ho la voglia di farlo.
Penso alle persone che amo. A le cose che ho, a tutto ciò che amo fare.
La filosofia, l’associazione appena fondata, i progetti, il sogni di quei figli che un giorno vorrei sentire crescere in me; gli occhi di quel volto così caro, così amato, così vicino. Così miei. Unici, tra i mille volti della mia vita. E senza il quale il sapore delle cose, no, non ci sarebbe.
Ancora un divario, ancora un contrasto.
L’amore per la vita, la mia, per i suoi sogni, i suoi affetti e l’amore per LE vite, per il “via da me”…
Come se ne esce? O forse, semplicemente, devo accettare di non uscirne, e coltivare, portarmi dentro tutto questo, come un tesoro prezioso, nel suo essere a volte quasi velenoso…
Forse è tutto qui.
Raccogliere le proprie, misere forze, così esigue, ipocrite a volte, guardarle; guardare i mille alibi di cui non so fare a meno, accettarli e affidarli. Sperando che Chi può ne tragga quel po’ di bene che ne può venire.
Guardo indietro.
C’è del buono.
E non è mai venuto da me. Sono stati “casi” donati, “avventure” impreviste, mai chieste.
Penso a quanto è cambiata la mia vita, al di là di ogni progetto, oltre ogni speranza.
Lasciare che il vasaio lavori. E basta. Forse è tutto qui. Mi commuovo al pensarlo, al pensare che davvero questa sia la pace.
E di nuovo il tarlo che mi stia accomodando le cose…
La gioia dello stare in questo abbandono e l’angoscia di doversene presto strappare…
C’è mai una risposta, un punto definitivo, a tutto questo?
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