E’ difficile. A volte è veramente difficile. Tutto così confuso… in momenti come questo niente mi appare chiaro.
A volte mi sento libera come pochi, altre mi sento prigioniera di una radicale e insondabile assenza di risposte.
Sono come combattuta tra due fuochi, due fronti, per i quali ardo ugualmente di zelo e devozione.
L’Origine, come alcuni la chiamano, è la medesima… ma quale dei due fronti quello giusto?
Sempre più spesso mi ritrovo a far parte di una sgradevole minoranza, di un’appartenenza dai più odiata. Di recente ho ricevuto pesanti attacchi verbali proprio da chi lamenta di non essere riconosciuto nei propri diritti: proprio chi dice di combattere per la libertà e la democrazia accusa me, e ciò cui appartengo, di oscurantismo, fondamentalismo e intolleranza. Se sapessero che il mio più caro amico è gay! Che una mia carissima amica è ebrea e l’uomo che amo si considera agnostico!
Invece no: sono cattolica e questa è una macchia che sembra non poter essere perdonata, cancellata… accolta, quantomeno!
Così eccolo quel fronte, quel lato della barricata, quello della gente, della molteplicità brulicante e ricca, variopinta e densa… le persone, tutte, i buoni come i malvagi, quella distesa incantevole di diversità e differenti, quella miriade di singolari e irripetibili depositari della scintilla di Dio… (Ci ha fatto a sua immagine e somiglianza… non c’è scritto: fece i cattolici a sua immagine e somiglianza…) e io non posso che essere affascinata dalla varietà incalcolabile dei riflessi del volto di Dio sparsi per - tutta - l’umanità! E questo fronte, quindi, mi rimane in qualche modo radicalmente estraneo, ostile a volte… mentre io vorrei tanto riuscire a comunicare con tutti, con tutti condividere la speranza , la vita, innanzi tutto… Non le dottrine, non i magisteri, ma la vita…
Ma poi, c’è l’altro fronte. C’è la Chiesa. Ci sono i codici, le regole, le etichette. Quanto essa mi ha dato in fede, tanto mi toglie in comprensione. Ho conosciuto tanti sacerdoti in gamba. E più sanno ascoltare, più sono privi di risposte. Perchè “devono” dire ciò che è prescritto - e da chi, poi? Loro stesso non sanno come gestire l’ansia della gente con cui si confrontano, sondano il silenzio, l’assenza di indicazioni umane. E se rispondono lo fanno o con frasi preconfezionate o correndo il rischio di uscire essi stessi fuori dai confini ben sabtiliti della communitas,
Non c’è spazio per l’uomo, ma solo per ciò che l’uomo deve essere. E poi mi dicono che sono ossessionata dal senso del dovere. Ma se poi, per caso, provo a moderare questa mia tensione interiore, allora mi si dice che rischio di farmi una religione ad uso e consumo.
Spesso ti dicono: il vero cristiano é libero. Forse. Il cattolico, invece, è libero solo di obbedire. Ma il catechismo si è mai confrontato con la realtà del quotidiano, della vita, dell’incontro con quella varietà di cui dicevo prima? Ha mai fatto i conti con gli uomini, o si è fermato all’ideale di uomo? Ma è l’uomo ad aver bisogno di aiuto, o l’idea astratta e utopistica di lui? E’ l’uomo per il sabato o il sabato per l’uomo?
Così sono strattonata tra due grandi amori: le persone, in cui incontro Dio ogni giorno, e la religione che mi ha insegnato a trovare il Signore negli altri e che tuttavia, contemporaneamente, mi racchiude in una campana di vetro in cui per questi altri - per l’altro che è in me - non c’è spazio.
Ah, se veramente qualcuno si sforzasse di rispondere a questa domanda!
Allora sì che si potrebbe parlare di speranza, non come vuoto concetto teologico, ma come concretezza della vita, concreta, effettiva e tangibile come quell’Uomo che duemila anni fa se ne andava in giro per la Palestina…

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