Posted by: engelsblick | Gennaio 1, 2008

I due fronti

E’ difficile. A volte è veramente difficile. Tutto così confuso… in momenti come questo niente mi appare chiaro.

A volte mi sento libera come pochi, altre mi sento prigioniera di una radicale e insondabile assenza di risposte.

Sono come combattuta tra due fuochi, due fronti, per i quali ardo ugualmente di zelo e devozione.

L’Origine, come alcuni la chiamano, è la medesima… ma quale dei due fronti quello giusto?

Sempre più spesso mi ritrovo a far parte di una sgradevole minoranza, di un’appartenenza dai più odiata. Di recente ho ricevuto pesanti attacchi verbali proprio da chi lamenta di non essere riconosciuto nei propri diritti: proprio chi dice di combattere per la libertà e la democrazia accusa me, e ciò cui appartengo, di oscurantismo, fondamentalismo e intolleranza. Se sapessero che il mio più caro amico è gay! Che una mia carissima amica è ebrea e l’uomo che amo si considera agnostico!

Invece no: sono cattolica e questa è una macchia che sembra non poter essere perdonata, cancellata… accolta, quantomeno!

Così eccolo quel fronte, quel lato della barricata, quello della gente, della molteplicità brulicante e ricca, variopinta e densa… le persone, tutte, i buoni come i malvagi, quella distesa incantevole di diversità e differenti, quella miriade di singolari e irripetibili depositari della scintilla di Dio… (Ci ha fatto a sua immagine e somiglianza… non c’è scritto: fece i cattolici a sua immagine e somiglianza…) e io non posso che essere affascinata dalla varietà incalcolabile dei riflessi del volto di Dio sparsi per  - tutta - l’umanità! E questo fronte, quindi, mi rimane in qualche modo radicalmente estraneo, ostile a volte… mentre io vorrei tanto riuscire a comunicare con tutti, con tutti condividere la speranza , la vita, innanzi tutto… Non le dottrine, non i magisteri, ma la vita… 

Ma poi, c’è l’altro fronte. C’è la Chiesa. Ci sono i codici, le regole, le etichette. Quanto essa mi ha dato in fede, tanto mi toglie in comprensione. Ho conosciuto tanti sacerdoti in gamba. E più sanno ascoltare, più sono privi di risposte. Perchè “devono” dire ciò che  è prescritto - e da chi, poi? Loro stesso non sanno come gestire l’ansia della gente con cui si confrontano, sondano il silenzio, l’assenza di indicazioni umane. E se rispondono lo fanno o con frasi preconfezionate o correndo il rischio di uscire essi stessi fuori dai confini ben sabtiliti della communitas, 

Non c’è spazio per l’uomo, ma solo per ciò che l’uomo deve essere. E poi mi dicono che sono ossessionata dal senso del dovere. Ma se poi, per caso, provo a moderare questa mia tensione interiore, allora mi si dice che rischio di farmi una religione ad uso e consumo.

Spesso ti dicono: il vero cristiano é libero. Forse. Il cattolico, invece, è libero solo di obbedire. Ma il catechismo si è mai confrontato con la realtà del quotidiano, della vita, dell’incontro con quella varietà di cui dicevo prima? Ha mai fatto i conti con gli uomini, o si è fermato all’ideale di uomo? Ma è l’uomo ad aver bisogno di aiuto, o l’idea astratta e utopistica di lui? E’ l’uomo per il sabato o il sabato per l’uomo?

Così sono strattonata tra due grandi amori: le persone, in cui incontro Dio ogni giorno, e la religione che mi ha insegnato a trovare il Signore negli altri e che tuttavia, contemporaneamente, mi racchiude in una campana di vetro in cui per questi altri - per l’altro che è in me - non c’è spazio.

Ah, se veramente qualcuno si sforzasse di rispondere a questa domanda!

Allora sì che si potrebbe parlare di speranza, non come vuoto concetto teologico, ma come concretezza della vita, concreta, effettiva e tangibile come quell’Uomo che duemila anni fa se ne andava in giro per la Palestina…

 

Risposte

Beh, chi ti critica solo per partito preso, solo per ciò in cui credi, è difficile, molto difficile, pensare che sia in buona fede. Che comunque poi la cosa ti possa provocare dolore e sofferenza è un altro discorso, ovvviamente. Quanto al condividere, fai benissimo a fare come fai: condividere la vita è davvero il massimo! Bisogna condividere ciò che si *é*, non ciò in cui *si crede*, quindi fai benissimo, chi oserebbe criticarti in questo?
Non costruirti gabbie con le tue mani per poi entrarci dentro con le tue gambe. I due amori di cui parli sono un’antinomia, è evidente. Il cristianesimo è la religione delle antinomie, la religione dell’et-et, non dell’aut-aut. E le antinomie vanno vissute dal di dentro, non bisogna cercare di superarle. Per cui, ama i tuoi due grandi amori e vedrai che non c’è nessuna contraddizione.
Scusa se anche queste ti sembreranno frasi fatte, ma ti assicuro che per me non lo sono. Era solo ciò che avevo nel cuore e ho provato a riversarlo nel tuo.
Ancora buon anno!

“… e la religione che mi ha insegnato a trovare il Signore negli altri …”
sommessamente domando, sicura che sia la Religione che insegna cioò che scrivi? Oppure non sia la “spiritualità”, cioè lo Spirito, questo quantum universale che investe ogni cellula del nostro corpo ?
Sommessamente ti saluto.

Cerca - e trova - Dio negli altri, come già stai facendo.
E nella Chiesa distingui ciò che hanno fatto gli uomini, spesso inadeguati, da ciò che Dio voleva fosse la Chiesa per i Cristiani.

L’abito non fa il monaco. La fede sì. L’amore per il prossimo, che non ha nessun bisogno di essere canalizzato e categorizzato, pure.

Vivi, ama, se hai dubbi prendili come spunto per meditare, onestamente e serenamente, e poi prosegui per la tua strada.

E il Signore sia con noi.

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