
Uno strano esercizio.
Riprendere in mano i segni della e nella propria vita.
Ripercorrerli. Guardarli di nuovo. Per capire. Per comprendere me stessa - la mia vita e le mie strade - per comprendere la Voce.
Comincio oggi, dunque, sebbene il primo incontro che dovrei segnalare, nella sceneggiatura dei miei ultimi 10 anni sia un altro. Ma ho già scritto di lui… Ne ho scritto, quando ho parlato di quel “Tu” cui ho invocato struggenti pensieri trasognati ma anche fin troppo reali. Quasi folli.
Incontri, dunque, segni …tracce.
Il primo che mi viene in mente, dopo quel Tu, che nonostante la vaghezza pronominale, ha un referente preciso, il primo dunque ormai dovrebbe avere… 45 anni. E all’anagrafe è registrato come Giuseppe.
Nella vita è Pino. Professore, inoltre.
E quel professore mi riguarda, cielo se mi riguarda!
Non riesco a cogliere nulla di spirituale e nobile, nessun significato elevato o celeste nel suo pur devastante ruolo nella mia vita. Ma a lui, scavando nel rancore, nell’astio e nel residuo di dolore che me ne rimane, a lui devo il mio primo, vero e profondo anelito d’amore. Un amore sbagliato, che non doveva essere. Un amore proibito. Un amore reciso prima che potesse divampare in tutta la sua materiale brutalità di passione, carne e sospiri. Ma non per questo meno travolgente e avvolgente. Anzi, mai più mi è capitata una cosa simile.
Il desiderio bruciante del bene dell’altro unito ad un paradossale anelito al possesso, alla vicinanza più intima - all’unione indissociabile, inscindibile.
Avevo tutta la consapevolezza di ciò che di sporco, sbagliato vi era nella mia tensione a lui e della sua a me. E, soprattutto, vedevo tutta la sua arroganza, la sua spocchia - i suoi limiti - anche lui, come tutti, umano, troppo umano. E tuttavia, quella sua umanità così terrena, piccola e meschina - normale, semplicemente normale - uno strano miscuglio di impensate qualità e tangibili difetti. Era per quell’insieme composto e nuovo, mai del tutto noto, eppure, per brevi istanti, vicino come mai dopo di lui, era per lui che io desideravo il bene più completo e perfetto. Tanto che ancora, dopo le ferite, le cattiverie, le parole aggressive e i rancori riversati reciprocamente - dopo il distacco, zac!, il taglio netto e definitivo, risolto in un clic telefonico - ancora oggi, per lui io voglio solo il bene.
E non chiederei mai una vita in cui lui non comparisse.
Ecco, il primo segno che mi trovo a registrare.
Ne seguiranno altri, no meno importanti.
Ma lui, lui non poteva mancare.