Lo posso dire inequivocabilmente: oggi sono triste. Triste, e mi sento sola. Sensazione comune, credo. Eppure vivere mi piace così tanto… Non so come sia possibile, ma vedo un nesso tra queste sentimenti. Sono triste proprio perché amo la vita, la amo così tanto, e vorrei saperla vivere e penetrare in tutta la sua ricchezza e profondità.
E al contempo, la sensazione che qualcosa di essa mi sfugga costantemente dalle mani, che mi manchi sempre il pezzo più importante del puzzle, la chiave essenziale dell’enigma, questa sensazione mi sconforta.
I fatti, la realtà, bruciante e vera, come un esperimento ormai collaudato, sovrasta in grandiosità e forza ogni fuggevole senso di libertà, ogni improvvisa percezione di leggerezza. Il sogno rimane trasparente e impalpabile di fronte all’urgenza delle cose. Opaca e massiccia.
Ah, mio caro lettore anonimo e distratto, che fuggi di tra le finestre del tuo computer e ti imbatti per caso in queste righe, mio caro lettore, uomo, persona, cuore di carne che ti soffermi seppur per poco su queste righe… dimmi, lettore, tu dove lo trovi il coraggio? Per fare qualunque cosa tu faccia ogni giorno, dove lo trovi? Non senti mai una morsa che ti prende dal fondo dello stomaco e ti chiede di fare un passo in più, più lungo…? Sì, il passo più lungo della gamba, quello che la saggezza sconsiglia e che tu invece senti veramente e profondamente tuo…
E qual è questo passo?
Lettore, tu lo sai come si fa a capire qual è il senso della propria vita, il significato del proprio respiro, la meta ultima del tuo stanco palpitare? Quale lo spazio per la tua piccola fragilità?
Come comprendere cosa ti chiede davvero quella vita che pure senti di venerare in ogni tua molecola; che allo stesso tempo ami e odi; che contemporaneamente ti affascina e disgusta, ti appassiona e ti annoia…?
Non la senti l’insufficienza di ogni risoluzione, la precarietà di ogni scelta, l’inutilità di ogni sforzo, di fronte alla grandezza della realtà, che ti sovrasta, nel bene o nel male, che ti schiaccia e ti trasporta su altezze inesplorate?
E tu, tu che magari alla domanda hai già risposta, che ti sei spostato oltre la dura concretezza del reale e hai saputo trovare il tuo spazio, la tua casa fuori da ogni casa… Come hai fatto, come hai capito?
Ma soprattutto: non hai paura?
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