Posted by: engelsblick | Novembre 23, 2007

Risacca

Dovrei essere particolarmente in vena di scrittura, in questo momento… La casa se ne sta silenziosa attorno a me, tutta mia, più mia del solito… Questa giornata scorre con una tranquillità che ha il gran pregio di essere stata costruita. Conquistata.L’ho rivista, oggi, insieme a mia sorella. Un pranzo familiare in cui serpeggiava la solita, silenziosa ma ansiosa attesa di quel momento doloroso e isterico che avrebbe spezzato il fragile equilibrio.E lei ci ha provato, in quel suo modo perverso, crudele - ha tentato di nuovo a irrompere con tutto l’odio che ha in corpo, a farci piombare in testa il suo rancore per la vita, per la sua e per quella di tutto. Del Tutto.Nella mia testa continuavo a ripetermi le parole di Etty: “la vita è bella e piena di significato, malgrado tutto quello che noi uomini ci facciamo in continuazione”.Ho provato a sentire con i battiti del mio cuore la verità di queste parole, ma ne ho percepito solo il senso razionale e paradossale, pur sentendo, in qualche parte di me, che è proprio così… Sì, la vita è bella, malgrado tutto, ed è piena di significato - mi concentravo sulla meraviglia di questa nuova rivelazione che sto provando a radicare nei miei giorni e nei miei pensieri. E’ difficile convincersene, spesso sembra quasi impossibile - assurdo - finto. Ma io so che può non essere solo un atteggiamento. E lo so proprio in virtù di quei momenti in cui vedo tutto come un profondissimo baratro nero senza fine. Perchè sto provando a guardare anche quello sconforto nella “direzione opposta”. Siamo così impegnati a guardare i nostri dolori come a ciò che disturba e rovina l’irraggiungibile pace di cui siamo sempre in cerca, e non pensiamo mai che, forse, è proprio il contrario - che è quella pace e quella dolcezza che di tanto in tanto ci è dato di vivere, a irrompere forte, più forte di qualsiasi altra cosa, insistente e ostinata, a spezzare il nostro pianto e a mostrarci che, nonostante le lacrime, sappiamo ancora sorridere.Questo pensavo, durante il pranzo di oggi, e tentavo di provare compassione per lei, che si ostina a voler perdere l’occasione di ridere ancora.Ma non riesco a dispiacermi per lei, troppa la rabbia che mi ha stillato la sua autocentrica ostinazione al dolore. Pecco di eccessiva severità, io che non dovrei proprio parlare - che troppe volte smentisco con i fatti, le grida e i pianti questa rinata sensazione di gioioso stupore e di amore. E tuttavia questa rigidità mi è servita, oggi, per non piegarmi ai ricatti morali di chi sperava di trascinarmi ancora una volta nel turbine del male che le divora il cuore. No, non mi piegherò al gioco malato di chi scommette sul fallimento.Io voglio scommettere sulla vittoria. Sull’amore. Sulla vita.E vorrei diventare abbastanza forte da essere fedele a questo proposito.Ma cadrò ancora. Lo so.Il tempo di qualche nuova riga e mi sentirò ancora una volta inutile e vuota.Ma quanto è bello, poi, riscoprirsi a risalire di nuovo, a ridere e a respirare, ancora, ancora una volta.E per tutte le volte che riuscirò a risollevare la testa, allora sarà valsa la pensa di aver sofferto.Vorrei solo che lei potesse capirlo…

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