Posted by: engelsblick | Novembre 14, 2007

Devo lamentare un’altro giorno di silenzio.

Mi sembra strano come il rumore di una vita interiore possa improvvisamente spegnersi proprio quando sembra raggiungere il suo culmine di frastuono e vitalità…

Mi sorprendo a provare fastidio delle persone: mi credevo filantropa, mi riscopro solitaria, “orsa” - chiusa nello spazio angusto di me stessa -innervosita, a volte, dalla presenza altrui. E provo a fare l’altruista, a giocare il ruolo dell’anima aperta e generosa. Quando, invece, sono piena solo di me, e chiedo soltanto, dopotutto, di essere lasciata in pace.

Ma poi, da sola, ci so davvero stare? O non cerco, piuttosto, il pretesto della solitudine, per lamentare un dolore al quale non so dare nome?

Niente da fare, parlano ancora la mia pancia piena e i miei studi filosofici. Coincidenza di benessere e nostalgia dell’impossibile, dell’irrimediabile. Così, me ne sto a piangere sui miei silenzi, cui oso dare il nome di pensieri, quando non sono altro che trastulli da bambina presto stanca dei suoi giochi.

Bisogna saper sempre di nuovo innamorarsi della vita. E’ questa la sfida più grande.

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