Posted by: engelsblick | Ottobre 31, 2007

E avrei tanto voluto fare la scrittrice.

E’ strano.Quando la vita ti prende e ti travolge, quando ti sembra di non avere più neanche il fiato, di fare tutto in una inebriante apnea di impegni, incontri e scadenze… quando le soddisfazioni carburano il tuo “c’è tanto da fare” e ti trascinano ancora, e ancora avanti… senza tregua, senza pausa… è strano: tanto più i giorni ti prendono nella loro morsa vitale, tanto meno vivi, dentro. E così, finisce che non scrivi neanche più. Finisce che ti dimentichi di te stessa, di quella intima parte di te che pulsa silenziosa all’ombra del tuo cuore in tumulto, le togli la parola, non le concedi neanche di sospirare un’eco di lontano. La lasci languire, imbavagliata dal frastuono del tuo tempo. Quella pienezza di vita ti si tramuta in cenere gettata negli occhi; l’euforico velo dei tuoi progetti e dei tuoi impegni, lieve ma deciso, oscura l’orizzonte interno cui fino a poco prima avevi lasciato respirare a pieni polmoni la malinconica aria della lotta interiore.Ma allora, sono assolutamente necessarie le lacrime per poter trarre fuori se stessi? Bisogna per forza soffrire, per sperimentare la gioia sottile di tracciare il proprio ritratto e scoprirne nuovi profili?E’ strano.Credevo di aver trovato un rinnovato - inaspettato equilibrio… Lo studio per il dottorato - gli incontri e le conquiste - le amicizie ritrovate e quelle inaugurate… Splendeva troppo di vita tirata a lucido, di patina glamur di una rivista per stuzzicare signore annoiate. Davvero ho rischiato di tramutarmi nella foto imbelle di una modella falsamente sorridente e tuttavia grata del suo proprio sorriso di plastica.No, quella non sono io.Non che voglia di nuovo piombare nella malinconica tristezza, autocompiaciuta del proprio dolore. Anche quello sa di posticcio - di costruito - di finto.Ma forse, mentre vivo, mentre le ore e i minuti mi travolgono entusiasti - forse dovrei ricordarmi che io non sono (solo) quello strano personaggio che corre frenetico per il palcoscenico. Io sono anche e soprattutto l’attrice intimidita che rilegge il copione a bassa voce, tra le ombre delle quinte, guardando la scena con partecipato distacco, sempre in bilico tra l’imbarazzata emozione per il previsto ingresso e una saporita timidezza, che trattiene dal varcare la soglia che separa dalle luci dei riflettori.Ma a chi, a chi di voi lettori - 79 lettori ho verificato poco fa - a chi di voi queste frasi sconnesse possono dire, poi, qualcosa? A chi? Se a stento io stessa vi ritrovo la pallida intenzione che avrei voluto mettervi…E perchè scrivo, dunque, se io stessa mi riscopro lettrice distratta di frasi insapori?E avrei tanto voluto fare la scrittrice.Poi ti ritrovi a tentarti filosofa - e di righe ne hai scritte ben poche.Perchè quelle che leggete qui, signori, non sono parole.Sono sospiri.Sono pensieri non formulati.Sono sogni neppure osati, speranze già disilluse, saluti mai ricambiati.E quindi… sono nulla.

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