
Esiste una solitudine incolmabile…
ed è l’inevitabile compagnia di noi stessi.

Esiste una solitudine incolmabile…
ed è l’inevitabile compagnia di noi stessi.
Pubblicato in Uncategorized | Tag:introspezione, io, pensieri, solitudine, vita

E così mi fermo di nuovo, dopo un po’ di tempo, dopo tanta frenesia; dopo lo stupore, dopo la rapidità di giorni troppo brevi.
Mi fermo, e sento di nuovo una voce dimenticata sussurrare piano, di lontano, nascosta e ovattata, in qualche piega di me stessa; riposta ma mai spenta…
Attorno una casa che non sento più mia; sparsi, sul tavolo, libri che non ho voglia di sfogliare. Sui rumori della strada lascio distendere accordi ben noti, che riempiono il vuoto accaldato di questa estate improvvisa.
Penso, giacché quest’abitudine non mi abbandona mai, e mi rimane dentro; scava nella mente e nel cuore, come un tarlo inesorabile e mai sazio.
Penso, mi ascolto, lascio spazio al pungolo che mi stuzzica il cuore.
Penso, e vedo immagini di un futuro imminente, che pure mi pare già vissuto – una storia che mi sembra di aver letto, o forse ascoltato, e che, mi accorgo, mi abita in petto da sempre.
Penso, e sento parole e sospiri; vedo sguardi e sorrisi. Una fronte corrugata – un volto perso in un vuoto troppo colmo di progetti.
Penso.
Cerco nella musica desideri sopiti. Spolvero via la pigrizia dai palpiti che per tanto tempo non ho ascoltato. Provo ad assaporare l’anelito che non più di un breve tratto di vita fa mi aveva pervasa, animata, scossa fino alle lacrime.
Quel desiderio incontenibile di dare e di amare, di aprire le mani verso il primo passante; di essere pronta ad asciugare ogni lacrima; di dimenticarmi di me, per essere per tutti.
E guardo la spossatezza delle mie giornate, i gesti di sempre, impegni mai veramente presi, scadenze fissate da un direttore sempre assente.
Provo a trovarmi tra le cianfrusaglie delle mie ore. Ma non ci sono.
Non sento più nelle mani il fremito dell’abbandono – è come se all’improvviso fossi divenuta fin troppo presente a me stessa. Di nuovo, mi ingombro; sono di intralcio ai miei passi. Occupo troppo spazio.
Forse è qui, forse è qui il nodo, il bandolo, l’ostacolo.
Questa incredibile difficoltà a mettersi da parte, a dimenticarsi di se stessi, a non curarsi delle proprie mani, ma protenderle e basta.
Forse è questo il fastidio latente che mi fa sentire così vana, in questi giorni.
Come una nuvola grigia che non sa scaricare la propria pioggia, sulla terra riarsa.
Forse è questo, allora, che mi disturba. Che ci sono ancora troppo io, nelle mie giornate – e non quegli altri, gli altri, a cui vorrei lasciare il centro della scena.
Ancora, a bruciare il mio stomaco non è una vacua delusione; non un capriccio frivolo; non una compiaciuta malinconia di sé.
E’ questo amore che mi preme sul cuore e spasima per poter traboccare. Ma non lo sa fare. Non sa darsi, non sa donarsi come vorrebbe.
L’ennesimo smacco alla mia insufficienza.
E, accanto a questo, l’incapacità di saperlo descrivere come vorrei.
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Tu sei in ogni cosa. Tu guardi oltre – Fai nuove tutte le cose.
Non sai niente di gruppi e tradizioni.
Tu credi in noi, nella nostra umanità, e ci doni la fiducia nella libertà di ciò che siamo.
In Te soltanto possiamo parlare e comprendere lingue sconosciute; solo con Te ogni strada, ogni sentiero perduto nei boschi più lontani, diventa via di Vita.
Tu sei la leggerezza di essere; la semplicità dell’amore; la bellezza dell’infinita profondità di ogni istante.
Qui o altrove.
Ora o in tempi ancora da venire.
Nel cuore di ogni uomo, senza schemi, semplicemente in Te.
Perché Tu puoi fiorire tra le rocce.
Tu parli all’uomo fedele e a quello distratto.
Insegnami ad essere così. Insegnami ad avere un cuore grande.
Insegnami ad essere per tutti.
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Mi ritaglio una pausa di pensiero.
E sarò banale, per chi legge. Ma ciò che accade, ogni minuto, in questo cuore nuovo, tra gli aneliti di questo spirito stupito e stordito, ciò che mi accade, ora, non può essere un copione già scritto, una storia troppe volte narrata, resa sciapa dall’abitudine.
Non ci si può abituare ad una sorpresa che sa rinnovarsi ogni giorno; non può venire a noia una pacco sempre di nuovo da scartare; non può deludere il tesoro sempre ancora atteso che racchiude.
Questo sei tu, per me. Quando sei presente, quando sei altrove. Quando sei vicino, quando sei lontano. Quando ti vedo e quando ti penso.
In ogni angolo di te che ogni giorno mi si rivela nuovo; in ogni piega della tua anima, che piano piano sto imparando a svelare; in ogni ombra che si dipana dai tuoi occhi… ogni volta, lo stupore di scoprire un mondo nuovo e di ritrovarvi riflessi i propri sogni, mai così reali, mai così veri.
Come posso dire la gioia di aver conosciuto finalmente me stessa? Come spiegare che solo ora so chi sono, solo ora comprendo il senso dell’andare, del soffrire, dello sperare?
E fermerei la gente per strada, per dirle di svegliarsi, di destarsi dalla pigrizia del lasciarsi vivere…
Perché se questo mondo ha lasciato spazio a qualcuno come te, allora non può essere solo albergo di mali insanabili: allora, davvero, ne vale la pena; allora davvero le vie che lo percorrono sanno condurre verso orizzonti di vita.
Questa vita, che si ingarbuglia di eventi e dolori, si distende in sorrisi e sospiri, senza mai lasciarsi veramente capire.
Questa vita, che non è mai stata così mia come da quando è anche tua.
Pubblicato in Uncategorized | Tag:amore, F., sogni, vita
Si ferma tutto un attimo. Si ritaglia uno spazio in questo vortice di tempo inquieto; si arrestano i minuti in corsa; si fa silenzio nel frastuono dei giorni e delle emozioni.
Cala la notte, un sonno pesante che non vuole saziarsi e aspetta, mentre la voglia di restar sveglia lotta contro la tenda gonfia delle palpebre stanche.
Tutto sembra ovattato, come una città che un mattino si sveglia d’improvviso innevata, bianca e grigia di nebbia.
E mi sorprendo in questa quiete strana, svuotata di sensazioni forti, mollemente appoggiata su di un tappeto di sospiri.
Guardo immagini impresse nella mente, scolpite infondo agli occhi, nitide e dolci.
Le tengo così, tra i pensieri, sospese ma chiare. Occhi che guardano lontano, un punto che non mi riesce di vedere; un viso proteso verso orizzonti che non so trovare. L’incanto di uno sguardo che posso soltanto osservare da lontano, scostata e in disparte, tremante, forse, intimidita di stupore.
Mi disseto di quei tratti, così noti e fissi tra le confusioni di me stessa, e non posso fare a meno di trasalire, pervasa da uno strano brivido, che è piacere, ma che è anche dolore.
Cerco oltre la coltre di questa strana, timorosa apatia che spegne gli ardori. Provo a scoprire cosa vi si cela, acquattato, come un felino a caccia, prima del balzo fatale.
Scruto e interrogo il silenzio notturno sceso sul cuore, provo a dargli un nome.
Srotolo ricordi alla ricerca del significato di questo dolente, immobile stordimento.
E infine la trovo, la risposta, la compagna di viaggio mai invitata – subdolamente insinuatosi di tra un passato che ha inferto colpi troppo duri e un futuro che si crogiola di sogni e speranze. La trovo nel mio silenzio di oggi, nel desiderio di domani, nella nostalgia di ogni istante.
E lei sta lì, silente, quiescente come un vulcano antico, ma viva, con il suo caldo respiro che mi soffia sul collo.
Sta lì, e agita le mie mani in amari tremori. Sta lì, e mi guarda fisso, mi lancia la sua sfida.
Io la osservo, impietrita.
Poi mi scuoto e, per un attimo, mi pare di rinsavire.
E mi dico che questa sfida è forse la mia partita più importante.
La combatterò.
Ma ora, silenzio. E’ tempo per la notte, per l’attesa, per la trepidazione.
E’ il suo tempo.
Che si diluisca via in queste ore di riposo. Svanisca o fugga.
Che non vinca, però, che non vinca.
Non lei. Non stavolta.
Pubblicato in Uncategorized | Tag:amore, F., paura, vita

E ti accorgi che hai superato il mero desiderio di baci e attenzioni; che sei oltre alla voglia di compagnia e carezze; che non ti importa, quasi, di ricevere doni e dichiarazioni… ti interessa solo sapere che la luce dei suoi occhi brilla, e che questo rende il mondo più bello; che lungo qualche strada, mentre tu sei intenta ai tuoi pensieri e i tuoi libri, lui cammina e parla; che qualcuno può assaporarne la presenza, e che i giorni sono punteggiati di lui, perchè lui c’è, esiste, occupa uno spazio e un tempo, li attraversa, li riempie.
Che sensazione è mai questa, che sa gioire di un volto e di un respiro, della semplice e immediata consapevolezza che da qualche parte risuona quella voce, che quelle mani lavorano a qualcosa e costruiscono un altro piccolo pezzo di mondo…? Che sentimento è questo, che sa bearsi soltanto di un sorriso, che non chiede niente per sè e saprebbe dare tutto per lui, che sogna una felicità altrui, e non trattiene nulla per se stesso…?
Come si chiama questo pensiero costante e dolce, amaro e soave al contempo, che dimentica tutto, perchè sa di aver trovato tutto?
Tu non ti appartieni più e forse, tuttavia, mai come ora sei stata presente a te stessa.
Tu hai posto il tuo cuore fuori di te, e inspiegabilmente, facendo così, lo hai ricollocato al centro del tuo petto, da cui per troppo tempo è stato lontano…
Non sei mai stata così tanto te stessa. E questo accade proprio ora, adesso, che tu sei in un altro, e un altro in te.
L’inatteso stupore di scoprire come due anime possano riconoscersi e rendersi conto, ogni giorno, di essere una cosa sola. Fin da un’origine immemorabile, tracciata alle nostre spalle. Oggi, come ieri.
Da sempre e per sempre.
Pubblicato in Uncategorized | Tag:amore, F., pensieri, sentimenti, vita
E anche questo giorno si raccoglie qui.
Stanco del caldo improvviso, abbandonato alla frescura serale.
La casa attorno ospita le tracce del nostro disordine: i cuscini del divano impressi di noi; la luce che sembra proiettare ancora le nostre ombre sui muri bianchi. Il tavolo è ancora ingombro dell’impronta della nostra cena… il solito cinese ordinato sotto casa. Nel portacenere le sigarette che dividiamo: perfino su di loro colgo le tracce di te, delle tue dita che le spengono rapide.
L’aria si appoggia sulle note che sai, e addosso non so riconoscere più il mio odore, ormai per sempre mutato nel tuo.
Di là, tra lenzuola già sgualcite, mi aspetta il riposo notturno, .che anche oggi rinvio, quasi avessi qualcosa di più urgente da fare.
Nel silenzio che si ritaglia tra le canzoni mi sembra di avvertire il fremito dell’attesa, come se, infondo, ancora ti aspettassi.
Ma sei andato via, perchè dovevi, perchè le ore di oggi si concludono, e bisogna saper lasciar spazio al domani.
Eppure ti aspetto, ancora, stasera, come domani mattina e sempre.
Tra le parole e i libri, impegni e scadenze, i volti amici degli incontri, quelli sconosciuti per le strade. Tra i ricordi e i sogni, tra passato e futuro. In ogni cosa tu ci sei, ormai, come mai nessuno prima di te.
E in ogni battito, in ogni pensiero, in ogni sospiro saprò che tu starai sentendo con me.
Non c’è parola, suono o tradizione ben nota che sappia raccontare questo tremito – le mie gambe incerte ogni volta che mi stai accanto, il senso di pienezza e ricchezza, la voglia di piangere per la gioia, l’emozione di essere vivi, insieme.
Nessuna immagine del mio passato, nessuno sguardo che ho creduto di amare, nessuna lacrima che ho versato o ferita che ho dovuto lasciar rimarginare nella solitudine del mio desiderio di disfatta, niente reca con sé il minimo riflesso di ciò che tu hai portato nella mia vita.
Se è questo ciò per cui si scrive e si prega; se è questo ciò per cui si vive, si soffre e si ride; se è questo che ha creato il mondo e che lo porta avanti; se è questo, allora davvero, mai prima d’ora, io sono stata viva.

… ti amo
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http://www.youtube.com/watch?v=gr-Ff8us0Hg
Può essere illusione? Un fuoco di paglia? Una meteora che arde in fretta?
Può, questo bruciore in gola essere solo il fumo di tante sigarette che consumo al ritmo dei miei pensieri? Può questa musica davvero non stancare mai?
Non ti ho cercato, non ti ho voluto. Ero altrove, con il corpo, con la mente, con il cuore… ero lontana, ero con altri, con un altro. Stavolta, davvero, non aspettavo.
Poi a quelle occhiate ne sono seguite altre e sono diventati sguardi; le risate in sincrono sono divenute più frequenti; le intese silenziose sussurrate a voce… Le rimuovevo come fossero un caso; le cacciavo sul fondo della mente prendendole per una strana alchimia presto dimenticata…
E infine qualcosa di più grande, un palpito quasi sacro, tra le navate e l’altare. Le risa di tanti bambini, la luce piena di speranza delle candele, l’accordo struggente di una chitarra.
Può essere illusione, errore, una sbandata distratta, una folata di vento… può essere solo questo?
Ho freddo e caldo mentre scrivo, le lacrime si raccolgono tra le ciglia e non ricordo di aver mai provato tutto questo. Sudo e tremo. Piango e rido.
Aspetto e muoio di nostalgia…
Tutto il mio passato si concentra in questi giorni, sembra un lungo, travagliato percorso verso questo attimo, e qui, ora, sembra racchiudersi tutto il senso di una vita; la gioia della fede, il senso dell’infinito, l’amore per le persone, l’anelito dei sogni. E’ tutto qui, ora.
Una canzone, una foto, un’attesa…
Può essere solo illusione?

Cosa voglia dire amare…
Se sia un sussulto, una speranza o un fremito… Se ne sia eco il cuore in gola o non piuttosto una comunità di intenti pensata e costruita piano piano.
Pensavi di averlo trovato, e ancora, a pensarci, ti si stringe il cuore a sentire questa inaspettata ombra del dubbio stendersi sui pensieri e i sentimenti, mentre ti accorgi che in un solo attimo, in un solo sguardo tutta una vita può cambiare.
C’è la paura dell’incertezza, i passi tremanti di chi teme di cadere, il terreno barcollante di un’improvvisa, sconosciuta emozione.
Ti scavi dentro, ti arresti, ogni tanto, sulla soglia dei sentimenti, mentre mente e cuore si rincorrono a vicenda, si scavalcano, sembrano quasi voler combattere una battaglia.
Ma saresti disposta a patire ogni sofferenza pur di risparmiarla a coloro a cui tieni.
E quindi ami, perchè loro sono più importanti di te.
E allora, via, alla ricerca della strada più giusta, tra nostalgia e dubbi, voglia di tuffarsi nelle cose e desiderio irresistibile di fuga.
Ma ci sei, e devi, e vuoi viverla.
Cosa voglia dire amare: stimare, apprezzare, riconoscere pensieri affini, la ricerca di stesse mete. Forse sì, forse questo. Ma non solo, credo. Non può esaurirsi tutto né nel palpito estremo di un istante, né nella certezza rincuorante aggiustata dai pensieri.
Forse davvero, l’amore, quello di chi decide di camminare assieme, di portare insieme il dolcissimo peso della vita, forse davvero vuol dire… dividersi l’anima.
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