
Oggi Berlino festeggia il Carnevale delle culture. Il che significa che da questa mattina fin dentro l’angolo più riposto della mia casa entra il vociare frizzante ed allegro della gente per strada e la musica delle piazze e delle vie attorno; lungo Gneisenaustrasse carri agghindati di colori e musica sfilano rumorosi, urlano gioia di vita, suonano le tradizioni e le lingue più svariate, mentre la gente, accaldata per l’imprevisto sole estivo degli ultimi giorni, si accalca lungo i marciapiedi e batte le mani, ridendo, nel vedere passare la parata variopinta, quasi ubriaca.
Tutt’attorno, fino ad eliminare il più piccolo spazio rimasto libero, bancarelle fumanti di Bratwurst o specialità turche, chioschi gialli e verdi che propongono i più letali cocktail brasiliani. Nell’aria l’odore della cucina orientale si mischia a quello dei piatti tedeschi, e il cielo è permeato di vociare, vociare e ancora vociare.
E per quanto oggi io non sia di ottimo umore - per quanto, dopo un timido tentativo di qualche ora fa, non vada ad imbucarmi nella folla, ma mi limiti a far scivolare dentro casa la vita che scorre fuori - non posso fare a meno di pensare che le diversità, la ricchezza di storia e di esperienze, la disitanza di opinioni e religione non possono mettere a tacere quel desiderio profondo, quell’anelito impossibile da soffocare che ci legato tutti - perchè tutti siamo esseri umani, e tutti, da chi ride a chi protesta fino alla morte contro l’ingustizia di un destino non sempre decifrabile, tutti amiamo la vita, la portiamo dentro e, soprattutto, la condividiamo.
Oggi è anche il giorno della Pentecoste. Oggi, chi crede, ricorda il dono delle lingue agli Apostoli, che lo Spirito ha reso capaci di comunicare con tutti - e, soprattutto, di ascoltare e comprendere tutti.
Non so, ma ritrovo una insospettata continuità tra queste due ricorrenze così diverse, in una strana e un po’ pigra domenica di Maggio.
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