Ok, è Natale… dovrei essere tutta trepidante di spirito e Grazia… O almeno, in quanto Cristiana, o sedicente tale, dovrei, potrei, vorrei sentirmi così. Stanotte invece, che me ne sto a casa DA SOLA, ad aspettare la giornata del 25, strazio degli strazi, che incombe su queste ore rubate al sonno, vorrei solo che finisse tutto qui, buio, basta, nessuna altra giornata, nessun’altra fatica, nessun progetto che si tramuterà in fallimento, nessun sogno che si rivelerà illusione, nessuna speranza che da buona romana potrei tranquillamente battezzare: “inculata”.
Ora, ditemi voi. Ti accadono delle disgrazie. Va bene, a tutti accadono. Te le cucchi, ti rimbocchi le maniche, ti metti in discussione e vai avanti. E quindi papà muore, mia madre impazzisce, hai a che fare con avvocati e quant’altro ma alla fine, in qualche modo ne esci. Nel frattempo studi come una matta: tuo padre muore tra le braccia di tua madre e due mesi dopo sei laureata con lode. Va bene: ho fatto metà del mio dovere. Vivo in un paese di merda, per cui lavoro non ce n’è. Mi si dirà: eh, pure tu, hai studiato filosofia. E infatti, hanno capito tutto quegli ingegneri ed economisti che stanno mandando a puttane il pianeta. Io ho provato ad elevarmi un po’ più su. Manco per niente. Arranchi, perchè spazio per te non ce n’è.
Ti affidi ad una persona che ti si offre come spalla, un sacerdote, giovane e dalla mentalità aperta, che dopo un annetto ti manda a cagare per motivi non meglio intesi. E ti lascia culo a terra. Ma tu continui a dirti che sei fortunata, perchè è vero che fai un dottorato a due lire senza prospettive, è vero che tuo padre non c’è più e tua madre è alcolizzata, è vero che una persona a cui avevi affidato tanta parte di te ti ha mollato in mezzo ad una strada tipo cane abbandonato sul raccordo, però hai accanto un ragazzo che ti ama con cui progetti di sposarti.
Manco per niente: tipo altri 6 mesi e quello ti molla, dall’oggi al domani. E oggi convive felice e contento con una stronza che è laureata in lettere e però un lavoro ce l’ha, ed è pure figa.
Nel frattempo le tue amiche si sposano e figliano.
Ma tu vai avanti, forza e coraggio. Lavori qua e là, finisci il dottorato. Ti impegni in una nuova realtà parrocchiale, visto che quella precedente ti ha rifilato la fregatura, e hai il coraggio di iniziare una nuova storia, con uno dei membri di quella realtà.
Dopo di che, chi ti aveva promesso un lavoro a cui tenevi ti manda sonoramente a fanculo, con la scusa della crisi, tu vai avanti e finisci il dottorato: ma c’è berlusconi al governo, per cui graduatorie nelle scuole chiuse e prospettive accademiche pari a zero. Va bene, vai avanti. Nel frattempo ti accorgi che la storia che hai non è quella giusta per te, e con il cuore a pezzi la devi chiudere, rinunciando così a tutta una realtà, quella della tua parrocchia, dove credevi di aver trovato ristoro, e che ti si mostra per quello che è: un posto in cui non c’è più spazio per te. Va bene, vai avanti. Inizi un lavoro, carino, per carità, ma sei sottopagata e in nero, perchè, guarda un po’, è un lavoro che ha a che fare con la cultura e l’arte, e berlusconi è sempre al governo… tirate le somme.
Nel frattempo una tua cara amica – ovviamente posto fisso – ti avvisa che è al 4° mese di gravidanza. Un’altra ti invita al suo matrimonio: che cara!
Sintesi: lavoro non c’è. Tu hai iniziato una nuova storia, ma ovviamente sei terrorizzata – e lo è anche lui, perchè, poveraccio, è un altro a cui la vita ha dato mazzate non da poco e quindi, chiaramente, ha le sue giustissime remore.
Arriva l’ennesima vigilia di Natale. Ti ritrovi a casa di amici di famiglia, con la solita nonna di turno che chiede: “ma tuo marito dov’è?” e il giovane rampollo di casa con la sua quasi consorte, tutti felici e, ovviamente, ingegneri, per cui lavoro e soldi a palate. “E tu ora che fai?”. Ti chiedono.
… E che faccio? Arranco: vita di merda. “Ma del resto, se la gente studiasse ingegneria, invece di queste materie umanistiche, non avrebbe tutti sti problemi” – bravi coglioni, e infatti, mandatelo avanti voi sto mondo che avete ridotto ad un mercato che si regge di calcoli, del tutto privo di anima. Scusate se non associo a questo massacro.
Ecco qua: Santo Natale!

















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